domenica 19 novembre 2017

Stile

La villa dai due volti

30 luglio 2015
La villa dai due volti

“L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati nella luce”, affermava Le Corbusier, e come dargli torto, soprattutto se ci si trova davanti alla Villa di Celle – realizzata dallo Studio Bartoletti Cicognani Architettura e Design di Faenza – in cui l’assioma esposto dal grande architetto si concretizza immediatamente davanti ai nostri occhi: una villa di campagna pensata per una giovane famiglia di quattro componenti, realizzata là dove c’era un’antica aia campestre, tipica dell’entroterra romagnolo, costituita da più strutture, come la casa colonica, il fienile, la stalla, che nella massiccia ristrutturazione sono state tra loro armonicamente riorganizzate creando un dialogo continuo e centripeto tra gli edifici e le loro funzioni rispetto all’oggi.

“Il nostro intervento si pone come obiettivo quello di mantenere l’aspetto degli edifici il più simile possibile all’originale – raccontano dallo studio –, ma inserendo tecnologie e sistemi costruttivi contemporanei. Un esempio fra tutti è come abbiamo risolto il tetto ventilato, mantenendolo leggero e povero con l’aspetto di un tetto tradizionale, semplicemente invertendo gli elementi, facendo uscire i travetti della ventilazione come fossero gli elementi strutturali che invece rimangono più bassi internamente, l’aria di ventilazione filtra attraverso fori posti fra un travetto e l’altro.”

Un progetto totale che ha investito 1000 mq dislocati su più piani e più edifici per tre ettari di giardino valorizzando l’esistente, pur donandogli una veste moderna, e creando una sorta di doppio volto all’edificio, un Giano architettonico, uno dal volto antico, più austero, protettivo, filologicamente recuperato, l’altro arioso, moderno, luminoso, che funge da raccordo tra l’esterno e l’interno dell’edificio, giocando con la luce e le stagioni, con la mutevolezza del paesaggio circostante. Questa attenzione porta alla mente ciò che dichiarava Frank Lloyd Wright, quando parlava di Architettura Organica: “io intendo un’architettura che si sviluppi dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un’architettura che venga applicata dall’esterno”. Bartoletti e Cicognani pare abbiano assimilato molto bene la lezione del grande americano, restituendoci un progetto di grande personalità che ha saputo tener conto di questi aspetti, e fare del recupero in chiave contemporanea la propria cifra. Linee asciutte, precise ed eleganti: “intervenire su un edificio come questo, significa per noi progettare con semplicità e senso dell’equilibrio, sottrarre anziché aggiungere, ripulire dagli eccessi sedimentati nel tempo, integrando tutto delicatamente attraverso una progettazione contemporanea ma rispettosa dei fondamenti storico tipologici,” dichiara l’architetto Luigi Cicognani.

L’antica casa colonica, presente nelle mappe antecedenti al 1938, aveva un vincolo tipologico e l’obbligo di mantenere intatti tutti gli elementi che caratterizzavano l’edificio originale, imbotti delle finestre di dimensioni ridotte, soprattutto a nord, telai stretti e molto vetro per fare entrare più luce naturale possibile, colonne in mattoni con cornici e basamenti poveri, pochi e semplici camini, nessuna antenna TV, nessun decoro, intonaci a calce e colori tenui. Al suo interno la tipologia distributiva degli spazi è stata completamente stravolta, sviluppando su due livelli gli ambienti e collegandoli da una serie di affacci e aperture in continuo dialogo. La zona più intima e privata, quella che riguarda le stanze da letto della famiglia, è collocata nella zona più antica dell’edificio, ricostruita in cemento armato, come fosse una casa-fortezza con le sue piccole finestre, gli spazi raccolti e avvolgenti. A cui è stata donata sapientemente una luce soffusa. Un grande studio con affaccio sulla grande sala, con divani incassati, aperta sul giardino, è dotata di elementi illuminanti verticali disegnati dai progettisti stessi, insieme all’ampia libreria-arredo realizzata su misura. La scala che raccorda le stanze e lo studio verso il primo piano è semplice e geometrica, ma con ingegnosi colpi di scena che creano un raffinato gioco, come se si muovesse su se stessa nell’effetto ottico di rotazione sul ballatoio. Un intreccio continuo tra linee e materiali differenti restituisce forme astratte e divertissement tra gli elementi stessi donando movimento ai prospetti. Un collegamento aereo, una sorta di tunnel con brise-soleil che abbraccia ampie vetrate trasparenti, congiunge lo spazio giorno al fienile, struttura recuperata senza snaturarne la tipologia originaria, mantenendo aperto il volume grazie ad un ampliamento del soppalco. Lo spazio è pensato per la convivialità, lo svago e il relax: oltre ad una zona da ricevimento con tavolone, c’è un bilocale pensato per gli ospiti, e una zona benessere di 60 mq altamente tecnologica.

Nella struttura abitativa principale i materiali utilizzati strizzano l’occhio al passato grazie a lavorazioni antiche attualizzate. Il pavimento è in seminato veneziano laddove non è utilizzato il rovere spazzolato a listoni. Gli intonaci in calce schiacciato e strappato. Il puntino di sabbia, che normalmente ne caratterizza l’effetto, entra dentro al fine di ottenere pareti più morbide e vellutate sotto l’effetto della luce radente.

Negli arredi, a seconda della situazione, si è optato per una perfetta fusione tra l’elemento disegnato ad hoc e realizzato artigianalmente come unicum secondo antica tradizione e il pezzo di design industriale, restituendo al dialogo generale tra le parti una perfetta armonia.

La struttura frangisole esterna, che si dilunga come propaggine dell’edificio, sembra essere partorita dalla struttura stessa, una costola moderna che crea come una quinta, una scenografia effimera in legno grigio, senza trattamento per i profili dello stesso, e metallo, da cui a sua volta si diparte una fila di cipressi, per creare linearità e continuità tra gli elementi, creando armonie di luce sul giardino e delimitando la piscina color sabbia, stretta e lunga, di tre corsie da quattro metri per venticinque, fortemente voluta dai padroni di casa, perfetti nuotatori. Gli arredi esterni hanno un approccio minimal dallo stile country chic. Grande rispetto per il verde preesistente e quello inserito successivamente, come i due tigli piantati simbolicamente all’ingresso della villa. Il cancello d’ingresso sembra un muretto, realizzato a 2,50 metri dal ciglio della strada per dare respiro e protezione, la siepe è stata fatta crescere separatamente ad un metro di distanza dalla stessa per creare una chiusura visiva e lasciare libera la cancellata.

Grande sensibilità al tema per una sinfonia finale ottenuta dalla grande attenzione al suono di ogni singolo elemento, “progettando per sottrazione, aggiungendo quello che serve, senza essere sfacciati ed invasivi.”

(Testo Lucia Lombardi)

(Foto Pietro Savorelli)
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