martedì 22 ottobre 2019

Cultura

Imago Editrice: una macchina del tempo di carta

29 aprile 2015
Imago Editrice: una macchina del tempo di carta

L’ambizioso progetto che spinge da alcuni anni la giovane casa editrice Imago è di creare una Biblioteca di Dante fino al 2021, settecentesimo anniversario della morte di Dante, con i più preziosi manoscritti della Commedia mai riprodotti fino ad oggi. L’ultimo facsimile riprodotto da Imago proviene dalla Biblioteca Gambalunga di Rimini. Ce ne parla Barbara Bertoni, a cui chiediamo quali sono le peculiarità di questo codice e come si colloca rispetto ai codici della Commedia. “Il poema Dantesco fu copiato dal nobile veneziano Giacomo Gradenigo, diplomatico letterato e fine poeta cortigiano, alla fine del 1300, il quale lo corredò di un commento che ripropone in forma accresciuta e più organica quello di Jacopo della Lana. Il Gradenighiano costituisce probabilmente, proprio per l’ampiezza del commento che lo correda, il più significativo documento del culto di Dante fiorito in Veneto nel Trecento. È classificabile tra i codici parzialmente utilizzati per l’edizione de La Commedia secondo l’antica vulgata (G. Petrocchi) ed è da collocare tra gli esiti che ebbe in terra veneta la tarda tradizione trecentesca della Commedia, influenzata e modificata dall’intervento di Giovanni Boccaccio.”

Qualche studioso vede nell’apparato iconografico la mano del veneziano Cristoforo Cortese, questo cosa ci svela del committente e dell’humus culturale?
“Nel corso della seconda metà del Novecento storici dell’arte e storici della miniatura si sono cimentati con esiti diversi nell’attribuzione delle miniature, questione resa decisamente più complicata dalla differenza di mano tra la prima miniatura e i successivi disegni. Per restare agli ultimi decenni, Giordana Mariani Canova (1988 e successive riprese), seguita da Milvia Bollati (1997), attribuisce i disegni a Gradenigo e la prima vignetta e la decorazione delle prime carte, dalla forte connotazione bolognese, ad un artista assai prossimo al cosiddetto Maestro delle iniziali di Bruxelles, proponendone un’esecuzione al tempo della seconda podestaria padovana (1399-1400). Tuttavia la studiosa non scarta la possibilità che i disegni siano stati eseguiti dal miniatore veneziano Cristoforo Cortese, verso cui si è del resto orientata la critica più recente.”
Come è finito a Rimini?
“Il codice appartenne al cardinale Giuseppe Garampi (1725-1792), come indica la nota di possesso all’interno del piatto superiore: Bibliothecae Iosephi Garampii episcopi Montis Faliscorum et Corneti et nuntii apostolici apud Aulam Caesaream anno 1784. La data 1784 dovrebbe riferirsi al momento della sua acquisizione del codice, che entra in Gambalunga nel 1793 col suo munifico lascito testamentario. È probabile che il manoscritto sia entrato anche nella Biblioteca dei Malatesta, in quanto Quirina Gradenigo sposò Carlo Malatesta e portò con sé il prezioso poema come bene dotale.”
La Imago è specializzata in riproduzioni di antichi testi, come nasce l’idea?
“Imago è l’editore italiano che si distingue, anche sul piano internazionale, per l’alta specializzazione acquisita nella restituzione moderna del grande patrimonio librario manoscritto. Tale eccellenza si concretizza attraverso la riproduzione dei più sontuosi codici del passato, con l’impiego sapiente ed esclusivo dell’alchimia tra l’antica arte della miniatura e la più moderna tecnologia.”
Intendete organizzare eventi al fine di promuoverne e diffonderne la conoscenza, oltre alla già avvenuta presentazione alla presenza del Professor Paolucci? Come ha accolto lui questa vostra edizione?
“Ogni volta che presentiamo un facsimile il Prof. Paolucci accoglie il nostro invito con grande entusiasmo e ne siamo onorati! ‘Ridono le carte nella splendida restituzione offertaci da questo facsimile straordinario’ scrive Paolucci in un articolo sull’Osservatore Romano per descrivere il nostro lavoro.”

Nel 2015, a 750 anni dalla nascita di Dante, saranno organizzati altri eventi e a breve uscirà il programma: www.imagosrl.eu

(testo Lucia Lombardi)

(foto Riccardo Gallini)