mercoledì 20 novembre 2019

Cultura

Misteri di Rimini: segreti in città

17 dicembre 2014
Misteri di Rimini: segreti in città

A Rimini può avvenire anche questo, che un professore universitario e una giornalista si incontrino e decidano di mettere nero su bianco “I misteri di Rimini”. Una messa a fuoco su personaggi fascinosi e accadimenti caratterizzanti la storia della città, dalle epoche più remote ai giorni nostri. Loro sono Federicomaria Muccioli e Vera Bessone. Scopriamo quale mistero li ha spinti a unire le loro energie. “Quando l’editore mi ha domandato se volessi scrivere questo libro, ho subito pensato di coinvolgere Federico”, racconta Vera, “e credo che l’unire le nostre forze, lo storico e la giornalista, sia stata una buona scelta per il carattere del volume, che non è un libro di storia né una cronaca giornalistica degli avvenimenti, ma forse un po’ l’uno e un po’ l’altra. In più, ci è venuto spontaneo dare un tono ironico al testo, sorridendo su Rimini e i riminesi, ma naturalmente su noi stessi prima di tutto”.
C’era necessità di una sorta di guida sui generis che svelasse i volti più reconditi di Rimini?
F.: “Crediamo di sì. Almeno una guida che presentasse qualcosa di diverso e di originale. Che non fosse un libretto usa e getta o, al contrario, un testo troppo paludato e fitto di note erudite. È comunque una guida in cui i percorsi archeologici, storici e artistici si intrecciano con quelli del filo della memoria, anzi di una duplice memoria: del tutto personale.
V.: “Ci sono moltissimi libri che trattano la storia di Rimini, libri colti e interessanti, che non dovrebbero mancare nelle biblioteche dei riminesi; ma forse il nostro, proprio per le sue caratteristiche ibride, è riuscito a raggiungere un pubblico più vasto e trasversale. Credo che questo sia un bellissimo risultato”.
Con questa cavalcata attraverso i secoli, siete riusciti ad unire tematiche tra loro trasversali, cogliendo l’essenza più profonda della città, inserendo anche uno dei volti leggendari dell’epopea pop: il mondo dei club, delle discoteche più di tendenza, dandone un risvolto quasi antropologico. Bisognerebbe porre delle insegne nei punti strategici, interconnesse alle tematiche da voi trattate, per creare delle storie cittadine diffuse, che giungano ad informare indigeni e turisti, per non disperdere una così forte identità locale.
F.: “È una cosa a cui avevo pensato e che potrebbe essere realizzata con spesa minima e resa massima. In particolare, l’episodio dell’eroina di Rimini (che riprende un mio precedente libro) dovrebbe essere segnalato nell’incrocio tra via Flaminia e via Tripoli: una pagina di storia (e di propaganda bellica e postbellica) che aiuterebbe molto a riflettere sulla manipolazione degli eventi e su come alcune invenzioni vengano propagate, ancora oggi, come realtà storiche!”
V.: “Sarebbe un’idea! Rimini è fatta di tutto ciò, dei Malatesta e dello Slego, di Fellini e dei nuovi turisti russi. È una città bellissima proprio per questo. È un melting pot, un crogiolo. Non solo di persone, ma di culture, di storie, di sentimenti. C’è l’alto e il basso, il colto e il popolare, il locale e il globale, la tendenza e la tradizione. Ma fa tutto parte di noi”.
Anche la scelta di un linguaggio spiritoso, spigliato, a tratti sarcastico e pungente risulta fedele allo spirito del luogo…
F.: “Abbiamo cercato di usare un linguaggio ironico, perché una città così affascinante e piena di grandi contraddizioni si può descrivere solo con un filo di ironia. Ma non manca anche un piccolo filone elegiaco. Perché Rimini può anche accecarti con i suoi bagliori e assordarti con le sue mille voci, fino a farti piombare nella ‘ostinata nera barbara malinconia’ per dirla alla Leopardi. Ma qui finisce il momento malinconico!”
Qual è la storia a cui siete più legati e perché? 
F.: “Sinceramente ‘La Rimini autunnale di Alain Delon’ è quella che rispecchia la mia parte più elegiaca e che sento più mia. Ma credo di essermi divertito molto a tratteggiare l’umanità varia ne La riminesità, riuscendo ad inserire anche fra Galdino. Ci mancava solo Jacopo Ortis e avremmo fatto davvero un bel compendio di letteratura italiana in formato riminese!”
V.: “È stato molto interessante leggere le memorie in cui Carlo Goldoni narra dei suoi anni riminesi, o approfondire un aspetto meno noto di Giovanni Pascoli, quello dell’anarchico rivoluzionario, in cui Rimini gioca un ruolo importante. Ma sono rimasta anche affascinata dalla figura della beata Chiara, una donna forte e singolare nella Rimini del Medioevo. Poi c’è tutta la parte sulla nascita del turismo e la ‘riminizzazione’… Ecco, scrivere quei capitoli è stato un po’ come mappare il nostro DNA”.

(Testo Lucia Lombardi)

(Foto Riccardo Gallini)