venerdì 15 novembre 2019

Cultura

Filippo Graziani: le cose belle a Sanremo

30 aprile 2014
Filippo Graziani: le cose belle a Sanremo

Il sogno si è realizzato. Anche Filippo Graziani è salito sul palco dell’Ariston. Era uno tra le otto nuove proposte per la carriera relativamente “giovane”, anche se il cognome che porta è indubbiamente da big. Filippo, figlio del grande Ivan Graziani, straordinario cantautore abruzzese ma novafeltriese di adozione, ha presentato a Sanremo il brano “Le cose belle”. Un altro passo importante nella sua carriera, dopo il grande successo di “Viaggi e Intemperie”, disco e tour in cui il giovane cantautore si è confrontato con le canzoni del padre. Immensa è stata l’emozione quando è comparso sul grande schermo ma altrettanto grande è stata la delusione quando hanno annunciato che non è riuscito a passare il turno tra i finalisti delle Nuove Proposte. “Le cose belle” ha comunque guadagnato un importante riconoscimento: il “Lunezia” per il miglior testo. Il premio da anni segue e osserva il valore “musical-letterario” delle canzoni italiane.
Filippo è cresciuto in un ambiente di artisti, ma non si è impegnato nel settore se non a qualche anno dalla morte del padre; comincia a suonare la chitarra a 18 anni, mentre a 19 con il fratello Tommaso, batterista, comincia a fare serate dal vivo in club e locali di tutta Italia. “Sono partito per Milano per crearmi i contatti giusti per lavorare. Sono stati cinque anni di fatiche e sacrifici. Mi sono adattato a fare diversi mestieri per sopravvivere, ho lavorato anche in una vineria. Ho avuto la fortuna di conoscere Francesco Sarcina e tutte le Vibrazioni che mi hanno accolto nel loro ambiente aiutandomi moltissimo. Ed è stato proprio durante questa gavetta, quando per pagarmi un mese d’affitto sono stato costretto a vendere una delle mie chitarre, che ho partorito il brano che poi ho portato a Sanremo, ‘Le cose belle’.”
Le cose belle’ è una canzone molto intimista. È un’accusa contro la società?
“Più che un’accusa è una costatazione. Parla della mia generazione, di quelli che come me sono nati nei primi anni Ottanta. Parla di una generazione alla quale sono state promesse tante cose, soprattutto tramite la televisione, che ci ha promesso un futuro roseo. Quindi da un lato la disillusione, dall’altro la realizzazione che siamo una generazione che vive a cavallo tra due secoli e che forse ancora deve capire dove vuole stare. La nostra infanzia è stata nel benessere, e quando è arrivato il momento di crearci qualcosa, l’economia si è arrestata.”
Nel video della canzone hai unito la tua passione musicale alla tua passione sportiva…
“Sì, entrambe mi completano. Il pugilato è una parte importantissima della mia vita. è il mio momento di sfogo, mi da concentrazione, mi rende tranquillo. Io credo fermamente che vada esaltato il corpo tanto quanto la mente. Lo sforzo fisico toglie tante tensioni e fa pensare in maniera più lucida e consapevole.”
È la prima volta che tenti di accedere a Sanremo?
“No, ci ho provato altre tre volte, l’ultima l’anno scorso. 12 anni fa ho partecipato all’accademia della musica. I partecipanti erano soggetti a diverse scremature finché rimaneva un ragazzo solo che poteva accedere a San Remo tra le nuove proposte. è stata un’esperienza negativa, spronava a una competitività malsana. Non trovo mi sia servita a molto se non a capire che quel genere di vie non mi piacciono.”
Almeno a primo impatto colpisce che tu sia figlio d’arte. Questo ti infastidisce o ti rende orgoglioso?
“In realtà non sento alcun tipo di conflitto. Anzi, io sono un prodotto della musica, sono fatto di quello, sono la dimostrazione vivente che con la musica ci puoi fare una famiglia. Con mio padre ovviamente non mi sono mai messo né in competizione né in paragone. Magari riuscissi a scrivere un capolavoro come Agnese, ma chi lo sa. Mio padre era nell’Olimpo dei cantautori italiani, io inizio la mia avventura adesso, ho ancora tutto da dimostrare.”
Cosa ti aspettavi da Sanremo?
“Vedi, in molti mi conoscono come interprete delle opere di mio papà. Non sanno che per un periodo mi sono trasferito a New York dove ho suonato nel club del Lower East Side, arrivando a essere heard liner nello storico Arlene’s Groery, club che ha visto gli albori di artisti del calibro di Jeff Buckley e Strokes. Tornato rinvigorito dall’esperienza oltre oceano ho deciso di tornare alle radici e iniziare l’avventura di ‘Viaggi e Intemperie’ omaggio alla produzione musicale di mio padre. Ma io sono anche altro. Scrivo canzoni da diversi anni. Ora è giunto il momento di far conoscere Filippo e il suo universo. San Remo è stato un punto di inizio, non di arrivo.”
Sei deluso per non essere riuscito a passare il turno?
“Deluso no, ma ho pensato fosse davvero un peccato aver fatto solo un pezzo! Però non sono deluso, è stata un’esperienza surreale. Anzi, ne approfitto per dire ai miei amici e a chi ha sempre creduto in me che quello che conta è come si esce da Sanremo e non se si vince o si perde! Il lavoro vero inizia adesso. Io comincio la mia avventura in questo momento conscio di aver fatto del mio meglio su quel palco. ‘Le cose belle’ ha comunque guadagnato un importante riconoscimento: il ‘Lunezia’ per il miglior testo. Secondo il giudizio di Loredana D’Anghera e Paolo Talanca mi sono distinto, e sapere che pensano che la mia canzone abbia anche una cirolarità della melodia e un ritmo brillante mi riempie di orgoglio. è stata un’esperienza irripetibile. Ci tengo particolarmente a ringraziare tutta la popolazione di Novafeltria che con il suo supporto e calore mi ha davvero commosso e a tutti gli amici che mi hanno votato.”

 

(Testo Sara Ferranti)