venerdì 15 novembre 2019

Cultura

Collezione Verzocchi: il lavoro fatto ad arte

2 aprile 2014
Collezione Verzocchi: il lavoro fatto ad arte

Un palazzo e la sua storia. Severo all’esterno, lirico all’interno. È il Palazzo Romagnoli di via Albicini 12, a Forlì, oggi restaurato e divenuto sede definitiva delle più importanti collezioni d’arte moderna donate alla Pinacoteca Civica forlivese da privati cittadini, affinché la città conservi memoria di una storia artistica che, a volte, s’intreccia con quella della città. La costruzione di palazzo Romagnoli risale alla fine del XVII secolo, se si escludono le tombe trovate nei sotterranei e datate III secolo d.C. La famiglia Romagnoli acquistò ed abitò l’edificio dal 1806 e, nel 1965, lo vendette al Comune di Forlì. Si trova molto vicino ai musei San Domenico, dove attualmente ha sede gran parte della Pinacoteca Civica forlivese, e questo permette di creare un ponte fra l’arte del passato e quella più vicina ai tempi attuali. Al piano terra è conservata la straordinaria Collezione Verzocchi, nata dalla volontà di Giuseppe Verzocchi; al primo piano gli oli e le incisioni di Giorgio Morandi della Donazione Righini, le sculture di Adolfo Wildt donate da Raniero Paulucci de Calboli e “La Grande Romagna”, che comprende una selezione di opere pittoriche e plastiche (che saranno alternate periodicamente) appartenenti al patrimonio novecentesco forlivese formato da oltre un migliaio di opere. Tra le opere esposte alcune sono già molto conosciute perché presenti, come ad esempio le sculture di Wildt, nella grande mostra a lui dedicata, due anni fa, ai Musei San Domenico; altri lavori, premiati in prestigiosi concorsi romagnoli, sono stati ammirati in varie circostanze. Il gioiello più ampio ed interessante del complesso museale di via Albicini rimane però la splendida collezione Verzocchi.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché l’imprenditore Giuseppe Verzocchi abbia voluto donare a Forlì, nel 1961, una collezione che pagò profumatamente e che rappresenta un ‘unicum’. Verzocchi era di origini forlivesi, amava questa città e ad essa rimase legato anche quando, per lavoro, fu costretto ad espatriare in Inghilterra e a fondare poi una ditta di mattoni refrattari a La Spezia. Lavoro: fu questa la parola chiave della sua attività imprenditoriale e della sua collezione. Verzocchi stesso lo spiegò: “Sono nato povero… ho lavorato e lavoro con tenacia, con amore, con fermezza ed è appunto per riconoscenza al lavoro… che ho invitato alcuni pittori italiani a trattare questo argomento nel loro linguaggio… scegliendo fra i pittori alcuni esponenti delle più varie e anche opposte tendenze affinché la raccolta, pur nell’unicità del tema, assumesse carattere panoramico”. Ed ecco l’unicità della collezione: una settantina di opere, tutte sul tema del lavoro, espresse secondo lo stile e il linguaggio personalissimo di ogni autore. Non solo, ma il collezionista, pur lasciando ai pittori scelte espressive personali, impose dei vincoli: tutte le opere dovevano avere la stessa dimensione (cm 90 x 70) e sull’opera doveva essere riprodotto, anche in piccole dimensioni, il mattoncino col logo V&D dell’azienda di Verzocchi. A corredo della collezione, ogni artista doveva aggiungere un suo piccolo autoritratto, anche a matita, e un breve scritto sui motivi della scelta dell’immagine rappresentata. Tutto questo, comprese le 1123 lettere, le cartoline, i telegrammi, i biglietti fra Verzocchi e gli artisti, oggi si trova nel Palazzo Romagnoli. Si tratta di un materiale di grandissima importanza per ricostruire la nascita della preziosa raccolta, ma anche la situazione artistica italiana degli anni 1948-49 e, potremmo aggiungere 1950, perché in quell’anno la collezione fu esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia. Citiamo solo qualche nome degli artisti autori dei dipinti per capire la qualità de ‘Il Lavoro nell’arte’: Campigli, Cantatore, Carrà, Casorati, Cassinari, De Chirico, Guidi, Guttuso, Maccari, Migneco, Rosai, Moreni, Saetti, Sassu, Sironi, Soffici, Turcato, Vedova. L’unica opera che manca è il quadro “I pittori di barche” di Guido Cadorin, rubato durante un’esposizione milanese. Grande la varietà dei temi scelti: dai lavori nei campi a quelli in fabbrica, dalle donne che lavorano a maglia alle merlettaie, ricamatrici, modelle, indossatrici, dai pescatori ai pittori e scultori. Renato Guttuso, riferendosi alla sua opera “Bracciante siciliano”, spiega che nella figura rappresentata cerca di esprimere l’intero movimento, le energie, lo sviluppo del lavoro. Giuseppe Migneco in “Contadino che zappa” racconta l’arsa terra siciliana, su cui il contadino immerge la zappa lavorando dall’alba al crepuscolo. Massimo Campigli con “L’Architrave” mostra un padre che copre la famiglia con un tetto (in questo caso l’architrave). “Costruttori” di Carlo Carrà rappresenta il dinamismo delle due figure in azione. Mattia Moreni con “La fucina” spiega i motivi della sua scelta: “Il lavoro a cui io penso è il lavoro delle macchine, il lavoro nelle industrie”. Mino Maccari, in “Scuola di pittura”, ha rivolto la sua attenzione ad un atelier dove molti personaggi sono rappresentati nelle loro pose ‘professionali’. Quelli citati sono solo alcuni esempi di una fantastica collezione, in cui ogni opera è coinvolgente perché realizzata con grande passione. Palazzo Romagnoli è aperto da martedì a domenica dalle ore 9.00 alle 13.00, e il martedì pomeriggio dalle 15.00 alle 17.30 (info. musei@comune.forli.fc.it).

(Rosanna Ricci)

(Foto Giorgio Sabatini)