venerdì 15 novembre 2019

Cultura

Milena Ercolani, alle sorgenti della poesia

11 dicembre 2013
Milena Ercolani, alle sorgenti della poesia

Che significato ha per lei la nomina ad Ambasciatore Culturale?

Costituisce un riconoscimento per il mio impegno a favore della poesia, sia attraverso la divulgazione di mie opere che di quelle di altri autori. Di recente ho fondato l’Associazione Culturale “La Sammarina” che ha fra i propri obiettivi la promozione dell’arte in tutte le sue forme”.

Da che cosa trae ispirazione?

Dalla stessa vita, dal mio ‘sentirla’. Amore, passione… è questo che mi spinge a scrivere e a ‘fotografare’ con la parola sentimenti ed emozioni. Aggiungo inoltre la necessità di non perdere la memoria emotiva di ciò che ho percepito e che ha provocato in me un movimento. L’amore muove, nel senso che ci si sente vibrare, ci si sente vivi. E non intendo esclusivamente l’amore fra innamorati, anzi sto parlando di un amore che ingloba quest’ultimo in una spinta propulsiva che va oltre e investe tutta l’esistenza. L’ispirazione, dunque, può venire dalla fronda di un albero che accarezza lo sguardo durante una vacanza, da una bugia subita, da un dolore superato, da un momento di solitudine cullato, dalle atmosfere della sera, come ho descritto in una delle mie ultime poesie, ‘Sera alle 21,20’, premiata di recente a Milano”.

Che cosa prova mentre scrive?

Scrivere è per me libertà, è dare le ali alle parole dell’anima, è fotografare le mie emozioni e i miei sentimenti legati ad eventi particolari della vita. La poesia è un’emozione raccontata con le parole del dizionario, ma col linguaggio dell’anima. Fare poesia è come tessere un arabesco con fili preziosi e rari, occorre parsimonia e cura per non sprecare quei fili d’oro che, se intrecciati con l’intelligenza della mente e l’ispirazione del cuore, possono diventare visioni, sapori, impressioni tattili e profumi capaci di andare oltre le stesse percezioni sensoriali in un processo estemporaneo di sublimazione”.

Chi è il suo poeta di riferimento?

Amo molti poeti, fra loro diversi e per motivi diversi. In particolare Neruda, con le sue poesie d’amore, ma anche Nazim Hikmet, la cara Alda Merini, Emily Dickinson, Ada Negri, i canti antichi di Saffo. Da qualche anno ho scoperto una sorta di gineceo poetico di cui si è sempre parlato troppo poco e male: Antonia Pozzi, Sibilla Aleramo, Alfonsine Storni, Elizabeth Bishop, Silvia Plath, tanto per citarne alcune. Non voglio sembrare monotona o una noiosa post-femminista, tuttavia rimane il fatto che anche nella letteratura e nella poesia le vette più elevate sono state sempre raggiunte dai colleghi maschietti. Forse perché le “poesie delle donne”, riprendendo una frase della Maraini, sono apparse più viscerali, senza filtri e per questo svalutate e sottoposte a pregiudizio? Attualmente sto scrivendo un romanzo d’amore, seguendo semplicemente un mio bisogno interiore di assecondare verità e fantasia. Forse i miei sentimenti cercano giustizia”.

(Marianna Giannoni)