mercoledì 20 novembre 2019

Cultura

Francesco De Benedittis: quella musica essenziale

27 novembre 2013
Francesco De Benedittis: quella musica essenziale

Francesco De Benedittis, fanese, appassionato di musica elettronica, si è diplomato a pieni voti alla School of Audio Engineering Technology College di Milano. La sua è una carriera musicale costellata di collaborazioni con artisti di successo come Nek, Francesco Renga, Marco Carta, ma la grande popolarità arriva con il Festival di Sanremo 2013. De Benedittis, infatti, firma come autore la canzone vincitrice del Festival, “L’essenziale”, interpretata da Marco Mengoni, e “Sotto casa”, portata al successo da Max Gazzè.

Come è nata “L’essenziale”?

“La canzone vincitrice del Festival è nata a Fano, nel Naïve Recording Studio dove lavoro. La casa discografica con cui collaboro, Universal Music, organizza sessioni di scrittura in cui noi autori, per un certo periodo, lavoriamo gomito a gomito e scriviamo insieme. Io e il collega Roberto Casalino ci siamo messi al pianoforte, per cercare di mettere insieme le idee che avevamo in testa. Così è nata ‘L’essenziale’. Inizialmente si scrive per il puro gusto di scrivere e solo in seconda battuta si pensa a chi potrebbe essere il destinatario della canzone: non è un percorso semplice, perché è necessario che si crei un’alchimia particolare e che il cantante senta il brano nelle sue corde. È quello che è accaduto con Marco Mengoni: non appena ha ascoltato la canzone se ne è innamorato e ha chiesto di poterla interpretare”.

Che posto occupa nel suo percorso artistico la vittoria sanremese?

“Da un po’ di tempo, scherzando, mi dicevo: ‘Prima di morire vorrei partecipare almeno una volta a Sanremo’. Ma quella di vincere era una possibilità che non mi aveva mai sfiorato. Il fatto strano è che dopo tanti anni di attività mi sono ritrovato al Festival con due canzoni, ‘L’essenziale’ e ‘Sotto casa’. La prima ha conquistato il podio più alto e ‘Sotto casa’ l’ha quasi surclassata come numeri e come programmazioni alla radio. Ancora oggi faccio fatica a realizzare l’idea della vittoria, si tratta di una grande soddisfazione che avrà risvolti positivi nel mio mestiere. Per questo sono già immerso a pieno ritmo nel lavoro, per inseguire nuovi traguardi”.

Quali ritiene siano le ragioni del successo di “Sotto casa”?

“Diverse componenti hanno determinato il successo del brano che ho scritto con Francesco e Max Gazzè. La qualità intrinseca delle parole è oggettiva, pur essendo un brano molto ironico. Il contenuto del testo è interessante perché è un invito ad ascoltare chi la pensa in modo diverso, a non giudicare le cose prima di conoscerle. La musica poi è una marcetta spensierata che accompagna bene le parole e che alleggerisce il tutto, pur facendo riflettere”.

Lei ha lavorato a lungo e con successo in Francia. Di che tipo di esperienza si è trattato?

“Sono famoso in Francia soprattutto grazie a ‘Vivre la vie’ di Kelly Joyce. Non è facile imporsi in questo paese, ma sono stato accolto con entusiasmo e sono nate altre collaborazioni come quella con la grande Sylvie Vartan, e l’impegno con i talent. È un’esperienza che mi ha fatto crescere moltissimo perché il contatto con altre culture consente di ampliare i propri orizzonti, di esplorare stili e stilemi di ogni genere, fondendo gusti e suoni diversi. Un patrimonio che mi porto dentro e che mi è utile sia per il lavoro che svolgo in Italia sia per le collaborazioni che ho in Francia e in altri paesi”.

Lei è titolare del Naïve Recording Studio che ha sede a Bellocchi di Fano. Che tipo di attività si svolge al suo interno?

“È un luminoso ‘appartamento musicale’ con una tecnologia aggiornata al massimo. L’attività si articola in tre settori: il lavoro per terzi, come è accaduto ad esempio con Fabio Concato che ha registrato nel nostro studio il suo album. Poi c’è la mia attività con le canzoni, cioè produzione, arrangiamento, registrazione. Il terzo aspetto è quello dello studio/scuola. Ogni anno organizziamo corsi di audio produzione, aperti a giovani e non. È un’idea che ha avuto successo: abbiamo classi di 10 – 15 allievi che seguiamo in modo capillare e che in alcuni casi finiscono per diventare nostri collaboratori”.

(Maria Rita Tonti)

(foto Luca Toni)