domenica 17 novembre 2019

Cultura

55° Premio Campigna

6 novembre 2013
55° Premio Campigna

È un’intensa stagione artistica quella di Santa Sofia, paese dell’alto Bidente ormai celebre per il Premio Campigna, rassegna nazionale d’arte che quest’anno giunge alla 55esima edizione. Il taglio del nastro, domenica 27 ottobre, è stato affidato al critico d’arte Philippe Daverio.
Evento parallelo al Premio è la mostra “Sergio Vacchi una vita contigua”, dedicata all’artista Sergio Vacchi (Castenaso Bologna, 1925), tra i più significativi del Novecento italiano che partecipò a varie edizioni del Premio Campigna, aggiudicandosi il primo premio nel 1970 con l’opera “L’abbraccio del temporale”, scelta da una importante giuria composta, tra gli altri, da Francesco Arcangeli, Carluccio e Mattia Moreni. Vacchi fu poi presente in numerose edizioni, dagli anni Settanta fino al 2000.
Questa nuova esposizione presenta cinquanta opere del maestro, le quali, con taglio antologico, documentano il lungo percorso creativo, i grandi cicli pittorici (il Concilio, Federico II, il Pianeta, Galileo, le stanze di Nekya), fino agli approdi degli anni 2000, di cui fa fede il monumentale catalogo generale dell’opera, curato dallo storico dell’arte Enrico Crispolti. Nel primo periodo di Vacchi si coglie l’impegno sociale in relazione ad una tensione formale di stampo neo cubista, sperata poi dal naturalismo degli anni successivi. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta l’artista si confronta invece con i temi e le tecniche informali, tanto che lo storico dell’arte Francesco Arcangeli lo inserì nel gruppo degli “Ultimi Naturalisti”. Da sempre impermeabile alle influenze pop, in voga dal 1964, il suo percorso artistico approda ad una ricerca personalissima che si condensa nella “pittura di storia”, in cui è analizzata la tematica del potere declinata nei sui diversi aspetti, con l’occhio rivolto agli stilemi dell’arte del passato, in particolare all’arte barocca. È in questa fase che prendono vita i tre grandi cicli sul potere: quello ecclesiastico (il Concilio, 1962), quello storico (Federico II Hohenstaufen, 1966) ed infine la tematica scientifica (Galileo Galilei semper, 1966). Nelle opere di Vacchi della fine anni Sessanta e Settanta affiora la dimensione del sogno, in cui personaggi enigmatici rimandano alla sfera simbolica e metafisica. I ritratti e gli autoritratti, infine, portano alla ribalta problematiche esistenziali, lasciando emergere l’elemento individuale e affrontando lo scandaglio della propria coscienza.
Sabrina Marin
(immagine: Sergio Vacchi, La caduta di Icaro, 2001, foto di Roberto Testi)