venerdì 18 ottobre 2019

Territorio

Brisighella, terra di olive e frantoi

27 settembre 2013
Brisighella, terra di olive e frantoi

Si può cercare di descrivere così Brisighella, usando le parole come una tavolozza di colori con i quali dipingere uno scorcio di questo antico borgo medievale dell’Appennino Tosco-Romagnolo; solo passeggiando per i suoi saliscendi e addentrandosi nei suoi vicoli, tuttavia, si riesce davvero a percepire la magia di una terra così ricca di tradizioni, di ricordi di antiche casate, di sapori e bellezze architettoniche e naturalistiche. Le sue origini risalgono alla fine del 1200, quando il condottiero Maghinardo Pagani edificò, su uno dei tre scogli di selenite, la roccaforte più importante della Valle del Lamone, ma ancora oggi il borgo conserva e fa rivivere gli antichi splendori tanto che, a testimonianza delle sue eccellenze e della sua qualità di vita, Brisighella è stata insignita delle più prestigiose certificazioni: Borghi più Belli d’Italia, Cittaslow, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Fra le bellezze e singolarità del paese si annovera senz’altro l’antica via degli Asini o del Borgo, caratteristica strada sopraelevata, unica al mondo nella sua struttura coperta e illuminata ai lati da finestre ad arco di differente ampiezza. Costruita probabilmente nel XIV secolo, fu baluardo di difesa della cittadella medioevale e in seguito divenne quartiere dove si stabilirono i birocciai, che trasportavano il gesso dalle cave sovrastanti il paese servendosi di asinelli, da cui il nome della via: a livello del portico si aprivano le stalle, al piano inferiore i magazzini e le cantine, a quelli superiori gli alloggi dei mercanti.
A Brisighella, che ha dato i natali ad otto cardinali, sono numerosi anche gli edifici sacri. Su tutti spicca laPieve di San Giovanni in Ottavo (o Pieve del Thò), la pieve più antica della valle del Lamone, eretta attorno al V secolo e ricostruita in forma più ampia e in stile romanico tra l’XI e il XII secolo. È detta “in ottavo” perché si trovava all’ottavo miglio da Faenza sulla strada Faentina che collegava Romagna e Toscana ed era la chiesa matrice della vallata (ossia l’unica dotata di fonte battesimale) dalla quale dipendevano tutte le altre chiese. Da ricordare anche la chiesa Collegiata di S. Michele Aracangelo, ultimata nel 1697, al cui interno si possono ammirare numerose opere d’arte, fra cui un crocifisso in legno d’ulivo del XVI sec., e la chiesa dell’Osservanza con il relativo convento.
Patrimonio non meno considerevole per Brisighella, di rilevanza tanto culturale quanto gastronomica, è la coltura dell’olivo: caratteristica delle colline di questa vallata, la pianta d’olivo ha trovato, in particolare nell’area che corona la cittadina protetta dai venti freddi grazie alla conformazione della valle e alla barriera naturale di gesso a nord, il microclima ideale per lo sviluppo migliore. La coltivazione dell’ulivo risale in realtà a tempi antichissimi, fin dall’epoca romana, ne è un esempio il rudimentale frantoio per olive rinvenuto negli scavi di Pieve del Thò. e risalente proprio al II secolo d.C. Oggi gli oliveti coprono una superficie di circa 300 ettari con 90mila piante, di cui l’80% è della varietà “Nostrana di Brisighella”, autoctona della valle del Lamone e che produce il famoso olio extravergine d’oliva “Brisighello”, dal 1996 insignito del marchio DOP (si tratta della prima DOP in Italia assegnata all’olio extravergine). Di colore verde smeraldo con riflessi e tonalità dorati, quest’olio ha un sapore piccante e piacevolmente amarognolo ed è apprezzato specialmente quando usato crudo, per insaporire verdure, pesci o per preparare salse. Ottimo anche il “Nobil Drupa”, un extravergine di produzione limitatissima derivante dalla molitura a freddo della rara varietà “Ghiacciola”.
Recentemente, per valorizzare il patrimonio olivicolo, è stato aperto il Museo dell’Olio di Brisighella, un particolarissimo museo en plein air che si snoda lungo le strade fra le colline, appena fuori dal centro abitato, e che porta il visitatore a seguire un percorso tematico completo e dal vivo, dalla raccolta delle olive dagli alberi fino all’estrazione dell’olio nel frantoio. Di assoluto interesse è appunto il Frantoio Sociale fondato nel 1970 dalla Cooperativa Agricola Brisighellese, dove vengono molite le olive prodotte e raccolte dai soci. E in questi luoghi ci si sorprende piacevolmente per la modernità del frantoio e dei suoi macchinari innovativi e contemporaneamente per la cura e l’attenzione nel mantenere intatto il legame con la natura durante i vari processi di lavorazione: già la raccolta delle olive avviene solo con il sistema soft della brucatura, cioè passando la mano a pettine lungo il ramo per staccarne delicatamente i frutti, poi anche l’estrazione dell’olio si effettua solo tramite processi meccanici atti a lavorare il frutto nel modo più rispettoso e a produrre un olio che presenti il più fedelmente possibile tutte le caratteristiche dell’oliva. In particolare, per produrre l’olio extravergine di Brisighella, viene utilizzato il metodo sinolea (per percolamento) a temperatura controllata, che privilegia più di tutti la qualità del prodotto.
Altra eccellenza del territorio brisighellese, e impedibile tappa per una visita, è il Parco Naturale del Carnè, un’oasi di 44 ettari fra le più suggestive dell’intera collina romagnola e percorsa dalla famosa Vena del Gesso. Il Parco regionale della Vena del Gesso romagnola costituisce infatti uno degli elementi geografici e geologici più spettacolari dell’Appennino Romagnolo: una catena montuosa con una dorsale gessosa di 12 chilometri, la cui formazione risale a circa 6 milioni di anni fa. Formata tutta da gesso, si distacca dall’aspetto delle rocce circostanti per il caratteristico luccichio e ospita un centinaio di affascinanti grotte di interesse speleologico. La geologia del sottosuolo è interamente visibile nel bel percorso naturalistico guidato messo a punto con l’università di Bologna che, nell’area dell’ex cava, evidenzia in maniera quasi unica in Italia, i millenari andamenti geologici del territorio.

(Valentina Minzoni)