mercoledì 20 novembre 2019

Cultura

Dialogo tra generazioni

17 luglio 2013
Dialogo tra generazioni

Lingua perfetta e uno stile narrativo a forte impronta cinematografica. Lorenza Ghinelli, scrittrice e sceneggiatrice riminese, 32 anni il prossimo ottobre, non è più “solo” una rivelazione. A tre anni dall’edizione 2010 della Fiera di Francoforte durante la quale il suo primo romanzo, Il Divoratore, si rivelò un vero caso letterario per l’alto numero di case editrici straniere interessate ai diritti ancora prima della pubblicazione in Italia, la Ghinelli non solo è entrata nella prestigiosa cinquina dei finalisti del Premio Strega 2012 con la sua seconda opera, La Colpa, ma sta per concludere il suo terzo romanzo, Con i tuoi occhi, che uscirà in autunno. Per questo giovane talento, con un passato a dir poco eclettico tra grafica e web design, una laurea in Scienze della formazione e una specializzazione in sceneggiatura per il teatro e il cinema, sarà una svolta rispetto alle opere precedenti. Nulla a che vedere con il genere noir, ma una storia più centrata sui problemi attuali dei giovani e delle donne.
“Ho voluto dar voce a tre generazioni – racconta la Ghinelli -. Dentro ci sono i cambiamenti che stanno rivoluzionando la nostra società e a cui la politica non riesce a rispondere. Racconto anche la possibilità di reinventarsi una vita, nonostante tutto”.
Quale messaggio spera di poter dare trattando la condizione problematica delle donne?
“La donna nasce prima di tutto per realizzare se stessa, proprio come l’uomo, qualunque cosa significhi. Abbiamo bisogno tutti di liberarci da stereotipie che ci abbruttiscono portandoci a vivere vite non nostre. Oggi sono tante le battaglie da fare: diritti civili, diritto al lavoro, allo studio, alle pari opportunità”.
Un altro tema attuale è la crisi economica. Che idea si è fatta delle difficoltà che attanagliano il nostro Paese?
“Il nostro è un Paese che non investe nella cultura, che ignora i giovani e che lascia morire le piccole imprese. E senza lungimiranza, un Paese muore. Credo che esistano modi diversi di fare le cose, e a quei modi non siamo stati educati. Ma esistono”.
Cosa porta ancora con sé dei due successi precedenti?
“Ho raccolto tantissimo e ora sto riprendendo a seminare, a leggere, a vivere. La narrativa si nutre di esperienze e relazioni. I consensi e il successo di questi anni mi hanno permesso di continuare a fare ciò che più amo nella vita: scrivere. E questa è una fortuna che cerco di onorare nutrendo la mia curiosità e la mia voglia di capire. Voglio che le mie storie continuino a vibrare libere dalle logiche di mercato e da ansie da prestazione. Desidero che arrivino dritte all’anima del lettore, mi auguro di riuscirci”.

(Alessandra Leardini)

(Foto Roberto Gallini)