mercoledì 20 novembre 2019

Territorio

Colpo d’occhio sulla piana

7 giugno 2013
Colpo d’occhio sulla piana

Il camino della vecchia fornace è a due passi dall’incrocio con via Biondina. L’opificio, produsse mattoni fino al 1971; alla fine dell’800 vi fu una riunione segreta alla quale parteciparono quaranta mazziniani. Via dei Tigli si stacca a destra dalla stretta linea d’asfalto di via Rio Cozzi, al principio di quella che era la strada principale che conduceva e conduce nella valle del torrente Samoggia, in terra faentina. La strada di sassi e terra comincia a salire. Un cancelletto in ferro battuto ricoperto da rampicanti chiude una scala di pietra desueta e inaccessibile che sale al sagrato e alla facciata in mattoni della chiesa di Monte Calvario. È un edificio sconsacrato, costruito nel XV secolo, abbellito da elementi dell’architettura barocca, da stucchi. Via dei Tigli è anche la strada vicinale di Mezzacollina. Era una delle più brevi e frequentate per raggiungere la città di Faenza. Sale su queste prime colline i cui nomi si leggono a fatica sulle carte topografiche: Monte Cucco, Monte Collina, Monticino. Si guadagna quota ed una vista da prima fila su valli, coste, colli. È un colpo d’occhio importante. A sinistra, su un piano lontano, s’intuisce il piccolo valico delle Converselle, la conca stretta delle rupi scavate dal Rio Cozzi e, oltre, la cima rocciosa di Pietramora. In primo piano, i calanchi sono la formazione tipica. Hanno  strane geometrie, in continuo mutamento. Le argille grigiastre sono instabili, modellate da pioggia e vento. Appaiono come creste montuose, cordigliere viste da un satellite, veri e propri squarci in coste altrimenti dolci di erba o coltivate a foraggio, vite e ulivi. La vegetazione è composta da arbusti, rosa canina, ginestre, erba alta e sottile. A poche centinaia di metri di distanza, la Valle del Montone appare più lontana. C’è silenzio, le auto faticano a percorrere questa carrareccia, persone a piedi se ne incontrano poche se non quelle impegnate nei lavori dei campi. Difficile immaginare questo luogo come confine strategico, movimentato, combattuto e controllato tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana. Ma lo era. “Casa Croce”, ora ridotta a rudere, a metà della salita, era un vecchio avamposto, un simbolo che testimonia la lotta di frontiera contro antichi contrabbandieri. Crescono anche il biancospino, il prugnolo su basamenti instabili, precari. Formano ciuffi sparsi o linee di vegetazione che seguono il bordo dei calanchi. Il colore predominante è un verde chiaro tendente al giallo, con i toni smorzati dalla stagione invernale. La carrareccia, meno stabile e comoda nella sua parte alta, incrocia la strada di crinale. È una linea sottile che percorre la cresta di questa prime colline. Una delle ultime vere “vie” sterrate. Unisce Monte Poggiolo al passo di bassa collina delle Converselle. Ci sono poche case abitate, alcuni ruderi e casolari dalla posizione invidiabile su cucuzzoli stondati e isolati. Si cammina tra i 200 e i 280 metri sul livello del mare. L’Adriatico è una linea spessa che segna l’orizzonte. Si distinguono i grattacieli di Cesenatico e Milano Marittima. Verso nord l’abitato di Faenza, a est Forlì ed i colli appuntiti di Bertinoro e Monte Maggio. Non ci sono ostacoli, alture ad impedire la vista dell’ampia pianura. La salita è terminata. La bruma invernale offusca i dintorni di prima mattina e all’imbrunire. Nelle ore centrali è spazzata via da una brezza più tiepida, che schiarisce l’aria e definisce di particolari il paesaggio. Due chilometri di panorama puro, a destra, a sinistra, di fronte. Anche il castello di Monte Poggiolo fa parte della scena. Dal primo balzo domina sulla pianura. Le mura spesse e le quattro torri, di cui il maschio alto diciotto metri, formano una corte non troppo ampia in cui un tempo sorgeva la “piazza d’armi” e l’abitazione del comandante. È una presenza importante, massiccia, nonostante le sue linee siano in parte segnate da anni di abbandono. Dalla base del forte si può intuire la sua funzione fondamentale tra i castelli del territorio, quella di torre di avvistamento, grazie alla posizione impareggiabile di predominio sulla spianata fino al mare. Ripercorrere a ritroso la strada non è una ripetizione banale, monotona. L’angolo della visuale cambia di 180 gradi. Il panorama resta di prim’ordine. I temi principali rimangono gli stessi, solo un’altra prospettiva, altri soggetti e dettagli a riempire la scena.

 

 

 

 

Informazioni

sul percorso

 

 

Chilometri totali: 7,2

Tempo di percorrenza: 2 ore circa

Difficoltà: medio-facile

Partenza: strada Rio Cozzi incrocio via Biondina – Terra del Sole

Percorso abbastanza semplice, con una salita nella parte iniziale di circa 2 chilometri. Giunti sulla strada “principale” anch’essa sterrata, si svolta a destra. La parte centrale dell’itinerario è su una strada di crinale, che alterna una lieve salita e una lieve discesa. Il castello di Monte Poggiolo è visibile per quasi tutto l’itinerario ed indica la direzione. Il ritorno è per la stessa strada. Il terreno è terra misto ghiaia, e può risultare infangato.

 

 

(Matteo Ranucci)

(Foto: Giorgio Sabatini)