venerdì 18 ottobre 2019

Cultura

Omar Montanari. Largo al factotum

1 maggio 2013
Omar Montanari. Largo al factotum

Non si resta affatto stupiti sentendo dire da Omar Montanari che in ogni luogo ricerca un po’ della sua città. Da sempre il suo legame con Riccione è fortissimo e inscindibile: un rapporto d’amore che vive ogni volta con la stessa intensità, la stessa passione. Anche qui a Venezia, dove lo incontriamo  per un autoritratto non celebrativo, come sottolinea lui, ma per illustrare la sua brillante carriera di baritono che ha preso il via a Spoleto nel 2000 con la vittoria al concorso europeo “A. Belli” e che lo ha portato ad affermarsi nei teatri più importanti del mondo. Non è facile fare un racconto di Omar: quando parla in maniera garbata, il timbro flebile, non si riesce quasi ad immaginarlo sul palcoscenico, dove la possente voce baritonale si fonde con la sua personale interpretazione, la grinta, l’impeto, che lo pongono inequivocabilmente al centro della scena, trasformandolo in uno straripante fiume che tutto inonda. Da piccolo sognava il palcoscenico, la prosa, poi a dodici anni un vero e proprio colpo di fulmine.

“Ascoltavo ‘Il Trovatore’ di Giuseppe Verdi in un vecchio disco in vinile dei miei genitori, quello ha fatto scoccare la scintilla. Immediatamente un mondo nuovo si è aperto davanti a me. Pur non conoscendo ancora la musica l’emozione delle voci, l’orchestra, gli spartiti e i libretti da allora avrebbero accompagnato la mia infanzia. Così ho cominciato a perseguire il mio sogno”.

Le sue doti naturali verranno poi affiancate dagli studi.

“Dopo il diploma in canto lirico al Conservatorio Rossini di Pesaro frequentai corsi di perfezionamento sotto la guida di valenti professori. La vittoria del concorso di Spoleto mi portò subito in Olanda, Spagna, Stati Uniti, Russia, Qatar e tre volte in Giappone. Ripenso  con un sorriso al titolo della mia prima recensione… Ricordiamocelo, ha solo ventidue anni”.

Tantissime le situazioni artistiche che l’hanno visto protagonista: trentacinque opere in tredici anni, da Donizetti a Mozart, Puccini, Cimarosa e tanti altri fino ad arrivare a Rossini,  per cui nutre una vera predilezione.

“Sono dodici le opere di Rossini che ho rappresentato, la più eseguita ‘Il Barbiere di Siviglia’. Le mie caratteristiche vocali e interpretative sono in linea con il Bel Canto del grande compositore; mi fido ciecamente di lui e la risposta viene ogni volta dai teatri in cui mi esibisco”.

Due anni fa è arrivato anche il prestigioso premio internazionale “Gianni Poggi”, quale miglior interprete esibitosi negli ultimi due anni al Teatro Municipale di Piacenza, riconoscimento assegnato solo ai grandi della lirica. E poi Riccardo Muti, in una produzione di grande pregio come “I due Figaro o sia il soggetto di una commedia”, autentico gioiello musicale di Saverio Mercadante che ha debuttato in anteprima a Salisburgo.

“Lavorare col maestro Muti in una grande opera che non si ascoltava da 150 anni è stato  motivo di grande orgoglio. Uscire sul palco al suo fianco per ricevere gli applausi mi ha fatto pensare: beh, dai, allora ci sono anch’io…”.

Parliamo di Riccione.

“Dalla mia città attingo tanta energia. È il luogo dove posso ritemprarmi anche solo per 48 ore. Nel mio camerino, oltre al mio profumo, porto sempre una foto, tanto di Riccione quanto della mia famiglia. È un aspetto che mi fa sentire meno solo e mi dà forza. E a Venezia, da due anni mia seconda casa, porto pentole e padelle. Quando cala il sipario mi diverto ai fornelli, amo cucinare e sono appassionato del buon cibo.

Presto Omar Montanari sarà al teatro Malibran per rappresentare la “Cambiale di matrimonio” di Rossini. Grande attesa a ottobre anche alla Fenice, per “L’elisir d’amore di Donizetti”.

 

 

(Cinzia Bauzone)