martedì 22 ottobre 2019

Cultura

Maria Cristina Ballestracci: La poesia delle piccole cose

15 maggio 2013
Maria Cristina Ballestracci: La poesia delle piccole cose

Quei frammenti di legno, pietre, brandelli di oggetti sui cui si posa distrattamente lo sguardo di chi passeggia in riva al mare hanno qualcosa da comunicare. Ma occorre saperli osservare, ascoltare. Maria Cristina Ballestracci lo fa e nelle sue mani gli scarti del mare e i relitti diventano arte. Proprio “Relitti” è il suo più recente progetto, in esposizione fino al 10 gennaio negli spazi eleganti di Biagetti Arredamenti a Santarcangelo.

Quarantacinque anni, santarcangiolese d’adozione, Maria Cristina Ballestracci vanta mostre in tutta Italia, dalla Biblioteca nazionale di Napoli alle migliori gallerie di Roma, Bologna e Torino. Di formazione tecnica, dopo il diploma acquisisce un cospicuo bagaglio di conoscenze lavorando in studi di architettura e design e progettando oggetti d’uso, complementi d’arredo ed allestimenti (oggi è istruttore tecnico presso il Comune di Rimini). Contemporaneamente cresce il suo interesse per l’arte, che la porta creare opere in cui ricompone insieme la parola scritta e la rielaborazione di elementi naturali. Il suo lavoro paziente e denso di significati emotivi e poetici è stato raccontato recentemente anche dalla rubrica Tg2 Storie.

“Sono affascinata dai piccoli oggetti scartati dagli altri e sui quali l’azione del tempo ha lasciato la propria impronta” spiega l’artista. “Li osservo e li scelgo nel tentativo di ridar loro, sotto un’altra forma, una nuova vita e una nuova dignità. Ricerco la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute. Come nel Wabi-Sabi è la bellezza delle cose umili, modeste e insolite ad affascinarmi”.

Una ricerca che parte dagli oggetti, dalle cose minime, per elevarsi a ricerca di armonia spirituale. “Mi piace raccogliere relitti, resine, oggetti in cui rimane comunque traccia di un intervento umano. L’intenzione più ovvia e immediata è quella di ridare vita ad oggetti abbandonati: pezzi di legno, foglie, sassi, pietre. O meglio di rivelare in loro un significato più profondo, lirico e dimenticato, ponendoli in dialogo con la pittura e la poesia. Vorrei ascoltare la loro storia, il loro racconto per trasfigurarli, attraverso un lungo lavoro interiore e manuale, per ridare loro voce”.

Il progetto artistico dei “Relitti” è iniziato proprio con un “Naufragio”, il titolo della prima opera. “È partito da un naufragio esistenziale. Sono pezzi di un’imbarcazione e dal relitto di resina sono man mano arrivata al relitto come rinascita, rinnovamento, ritorno in vita attraverso i cinque elementi della natura e i cinque sensi”.

Accanto ai relitti, altri frammenti: brani di autori, versi, pensieri dell’artista. “Nei mercati antiquari trovo le veline, le minute che un tempo venivano segnate a mano e poi passate alle dattilografe. Le uso come base per scrivere con la macchina che fu di mio nonno. Ho scelto ad esempio le poesie tratte da ‘MA.rea’ di Alessandra Baldoni, o i testi di Simone Perotti, che evoca il mare in modo psicologico, filosofico”.

Maria Cristina Ballestracci costruisce così piccole cosmologie che rimandano alla brevità degli haiku della tradizione buddista, ch’an o zen. “Si tratta di un ascolto, di un recupero dei relitti del mondo che ci rivelano la poesia del mondo naturale offrendoci la possibilità di meditare per riscrivere, ognuno, le proprie storie. Si realizzano opere per se stessi, ma che poi possano evocare emozioni anche nell’altro. Quando espongo mi piace vedere le persone che si fermano a osservare, a leggere le parole”.

La ricerca dell’artista santarcangiolese continua. Anche attraverso i vecchi cassetti che sta recuperando e che rappresentano il suo nuovo progetto, alla ricerca di una comunicazione priva di ridondanza, in cui la purezza e l’essenzialità del segno colgano il significato più profondo delle cose.

(Giorgia Gianni)

(Foto: Riccardo Gallini)