venerdì 22 novembre 2019

Territorio

La via dei mercanti

31 maggio 2013
La via dei mercanti

Lo specchio d’acqua si trova alle pendici di una costa ricoperta da una macchia fitta, impenetrabile, tagliata, segnata da un sentiero ripido e dal fosso della Valdanda. Sulle acque, bordate da pioppi, carpini e salici, si riflettono i crinali che salgono al Colle del Tramazzo e al monte Collina, cresta che separa questa dalla vicina Valle del Montone. Tredozio è poco più a valle, al termine di una sterrata lunga qualche chilometro. È una zona di confini questa conca. Prende avvio dalla pianura faentina, appartiene alla provincia di Forlì-Cesena e affianca la linea di separazione con il territorio toscano. La traccia parte dal rifugio di sasso chiamato Casa di Ponte, a poche decine di metri dal lago. Sale ripida, a zig zag verso nord-est, attraversa la strada sterrata, via provinciale del Tramazzo, prosegue sul lato opposto e in poche decine di metri raggiunge il sentiero di crinale. I carpini, le roverelle, gli olmi si fanno sempre più radi. Arbusti e cespugli sono più adatti ad un terreno arido, di argilla, instabile. La costa è brulla, scoscesa a tratti, rivolta al sole per molte ore al giorno. Si sente fragranza di resina, quella del ginepro e profumi simili alla liquirizia, quelli dell’elicriso, pianta verde-cenere dai fiori gialli che cresce sui versanti esposti a sud. In direzione del Monte del Cerro la salita è semplice fino al punto più alto dell’itinerario, 870 metri sul livello del mare. Le strisce bianco e rosse del segnavia 553 sono alla base dei pochi alberi o dipinti sulle rocce a terra. Ricalca in maniera fedele il confine tra Toscana – valli, conche, dorsali, monti a sinistra  – ed Emilia Romagna, sul lato opposto. Questo è stato da sempre un luogo di passaggio. Di transumanza, nell’antichità quando la pastorizia era una delle attività primaria. Via privilegiata per mercanti e viandanti che da Ravenna volevano raggiungere Firenze, oltre il crinale appenninico. Come ogni cresta, anche questa sospesa tra la valle del Tramazzo e quella dell’Acerreta, gode di una posizione strategica, rivolta verso un paesaggio importante. Il territorio è ben visibile, digrada da queste montagne fino alle colline, alla pianura e oltre, si unisce alla linea orizzontale del Mare Adriatico. La discesa verso Trebbana è ripida, a sinistra. Si entra di fatto in Toscana. Dall’alto, subito la sagoma dell’antica chiesa è lontana ma chiara, al margine di un pratone ampio, a tinte intense in modo particolare nel mesi di aprile e maggio. A valle e sui versanti a nord la vegetazione torna ad essere rigogliosa, una macchia fitta, mista di alberi a foglie larghe e lobate. Si distingue la canonica annessa all’edificio religioso ed il campanile a vela con una sola campana. A Trebbana ci si arriva solo a piedi, sul sentiero CAI 549, oppure da Lutirano, percorrendo una carrareccia interpoderale dal fondo difficile per molti mesi all’anno. San Michele risale all’anno mille. Muri interni ed esterni, archi, angoli, sono costruiti con sassi dalle forme e dimensioni più strane, prelevati dai terreni di questa conca, incastrati ed uniti in modo magistrale. Non si sentono rumori, si vedono in genere poche persone. Qualcuna in più da quando l’edificio è stato ristrutturato e concesso come luogo di ritiro e di accoglienza. Prima dello spopolamento di queste valli appenniniche, poco dopo la metà del 900, San Michele in Trebbana era un altra cosa. Abitato, era il centro della vita religiosa e soprattutto sociale dei popoli che vivevano sparpagliati in case e casolari in questo territorio isolato, di montagna, difficile da raggiungere e da vivere. Una comunità di cui faceva parte anche Cà del Piano, poche centinaia di metri dall’entrata della chiesa di San Michele in Trebbana. La grande quercia secolare vecchia più di trecento anni sorge nell’aia della vecchia casa. Tronco forte, largo più di un metro e mezzo, chioma ampia a cerchio con rami robusti, è chiaro che in questi anni di estati torride e inverni inclementi questo gigante ha faticato molto meno del tetto crollato, dei muri ridotti a forme indefinite costruiti dall’uomo. Il ritorno è sullo stesso sentiero percorso all’andata, risalendo dalla conca fino al crinale arido e brullo. E poi di nuovo in discesa, sul versante romagnolo fino alla valle del Tramazzo, alle acqua del Lago di Ponte, incastonato tra coste ripide, punto di partenza e di arrivo.

 

 

Informazioni sul percorso 

 

chilometri totali: 6,7

tempo di percorrenza: 2,30

difficoltà: medio-facile

partenza: Rifugio Lago di Ponte Tredozio

 

L’itinerario si sviluppa quasi interamente su sentieri di montagna. Con partenza dalla località Lago di Ponte nel territorio comunale di Tredozio, in 3,3 km raggiunge la vecchia Chiesa di Trebbana. Il ritorno ripete al contrario la stessa traccia dell’andata. I segnavia di riferimento sono il CAI 557, il CAI 553 e il CAI 549. Si attraversano tratti di bosco, crinali brulli, prati e si raggiungono punti panoramici di grande bellezza.

 

(Matteo Ranucci)

(Foto: Giorgio Sabatini)