lunedì 19 novembre 2018

Personaggi

Lo scrittore in nero

27 luglio 2015
Lo scrittore in nero

Franco Calandrini veste nero, cupo. Ma quando sorride il suo sguardo è chiaro e luminoso. Ha un che di rassicurante e una modestia vera. Classe 1961, produttore di documentari e videoclip fino alla fine degli anni ’90, fondatore dei festival di cinema corto Imola Film Festival, uno dei primi a capire il potenziale espressivo del cortometraggio, e Ravenna Nightmare Film Fest, uno degli appuntamenti più importanti per il cinema di genere in Italia, con Start e Ravenna Screen curatore dei Sabati d’Essai a Ravenna e gestore di arene estive. Ma soprattutto, da qualche tempo, anche scrittore di talento, con all’attivo la raccolta di racconti Io non so fare niente e due romanzi, È colpa di chi muore (Il Maestrale, 2011) e il recente Corpi estratti dalle macerie (Quarup, 2013).

È giusto? Manca qualche attività a questo percorso di tutto rispetto? Come sei passato dal cinema alla scrittura? Quale la spinta che ti ha portato all’esigenza di scrivere, se di esigenza si tratta?
“Giusto. Sullo ‘scrittore di talento’ sei stata generosa! In realtà non è che io sia passato dal cinema alla scrittura, il cinema era per me ragione di vita, sostentamento compreso fino a poco tempo fa, la scrittura è solo passione. Non mi prendo molto seriamente. È successo che dopo aver iniziato a scrivere in modo del tutto casuale, e dopo aver vinto qualche premietto, mi sono appassionato. Quando penso di avere tra le mani qualcosa che meriti, scrivo. Poi non è detto che tutto quello che scrivo meriti di essere pubblicato.”
In occasione dell’uscita del tuo primo romanzo, ricordo una tua intervista dove dicevi di essere arrivato alla scrittura in “così tarda età”, nessuno si aspettava il tuo romanzo, per cui ti eri preso tutto il tempo che serviva. È stato così anche per quest’ultimo libro?
“Sì, è così per tutte le cose che ho scritto. Avendo iniziato a scrivere in tarda età e quasi per caso non ci sono aspettative sulla mia produzione letteraria. Se oggi smettessi di scrivere, a parte me, nessuno ne sentirebbe la mancanza. Non che pensi che i miei libri non abbiano valore, anzi, ho perfino la presunzione di credere che prima o poi qualcuno se ne accorgerà. È colpa di chi muore, se non l’avessi scritto io, direi che è proprio il tipo di libro che vorrei leggere. Ad oggi sicuramente la mia opera più compiuta.”
La narrazione di Corpi estratti dalle macerie sembra davvero un testo teatrale. Hai mai pensato a una messa in scena? O magari ad una versione cinematografica?
Corpi nasce come testo teatrale, ma dato che in Italia il teatro viene pubblicato solo da due grandi editori – e io non ho lo spessore per reggere tale peso – ho dovuto ripensarlo. Grazie al lavoro fatto con l’editor di Quarup ho trovato una sua forma. Forse è diventato qualcosa di altro, ma alla fine mi ha convinto totalmente. Per la versione cinematografica c’è un interesse reale, ma ancora è prematuro parlarne.”
Ravenna è dove vivi e lavori, il tuo nome qui è legato al cinema: hai gestito la programmazione estiva della Rocca, curi la rassegna I sabati d’essai e soprattutto sei il fondatore, l’ideatore del festival di culto Ravenna Nightmare. Quali esperienze e ricordi conservi? 
“I primi anni di festival, fatti con budget di tutto rispetto, sono stati quelli in cui abbiamo avuto il massimo della gratificazione. Penso alla prima edizione, assolutamente anarchica, culminata con una delle cerimonie di premiazione più folli mai avute, con Paolino, oggi una star televisiva, che lanciava premi improbabili. Oppure penso al primo anno di Cinema City con Dario Argento. Penso al 2005, in cui abbiamo messo in cantiere l’edizione più ambiziosa, con la pubblicazione, con Nocturno, del libro fotografico di Franco Vitale sull’opera di Argento e la relativa mostra in Biblioteca Classense. Penso alle Retrospettive di Sandro Sunda, attese dai nostri fan storici come la manna dal cielo. Penso anche alle edizioni recenti, sotto la direzione artistica di Alberto Bucci e al tutto esaurito della sonorizzazione degli Ovo di Nosferatu. Penso ai dopo festival di cui per tanti anni si è narrato. Penso agli ospiti che abbiamo avuto, alle persone che ci hanno fatto compagnia. Sono ricordi che niente e nessuno, nemmeno il momento critico che ci sta aspettando, potrà mai cancellare.”
E il futuro? Quali sono i tuoi prossimi progetti?
“Cercare di consolidare ulteriormente i due festival che ho fondato, anche se il momento non è dei migliori, e continuare a scrivere. Ho in mente quattro progetti: Il male minore, disavventure di un contabile in terra Kazaka; una riscrittura de La bohème che ho in mente da anni; Il mio giudizio universale, pièce teatrale su di una vendetta, tra Un borghese piccolo piccolo e Il segreto dei suo occhi; Gli spettri, una riflessone sulla vita delle cose e delle persone dopo la propria morte. Come vedi ho le idee un bel po’ confuse.”

(Testo Erika Baldini)

(Foto Massimo Fiorentini)
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