martedì 24 ottobre 2017

Territorio

Il porto invisibile

31 luglio 2015
Il porto invisibile

“Alla stazione di Ravenna scoprì che il mare s’insinuava nel centro cittadino con un chilometrico porto-canale. Terminava proprio al confine dei binari, in una confusione sulfurea di bragozzi, trabaccoli, vele sgargianti e affumicati camini di piroscafi.” Lo scrittore Paolo Casadio, nell’intenso romanzo La quarta estate, edito da Piemme, con una sola frase ricostruisce perfettamente come appariva la darsena di città nella prima metà degli anni Quaranta del Novecento. Ravenna viveva forse gli ultimi momenti in cui il mare era “vicino”, elemento della propria identità. Lo sviluppo post bellico ha portato altrove, tanto che si è arrivati a scrivere: “Ravenna ha le spalle rivolte al mare.”

Oggi, dopo anni di sogni, ma anche di incomprensioni e disattenzioni, questo prezioso quadrante della città e le antiche aree portuali sono al centro di una rivoluzione urbanistica che, nel lungo periodo, ne potrebbe rilanciare totalmente l’aspetto e, per così dire, l’uso.

“In questo periodo di difficilissima congiuntura economica – sottolinea l’assessore all’Urbanistica del Comune di Ravenna, Libero Asioli – è oggettivamente complicato pensare a interventi di grande portata. Questo non ci ha impedito, e non ci impedisce, di progettare il futuro e di muoverci, insieme ai privati, per far cambiare immagine alla Darsena. Per modificarne la percezione: non è ‘fronte del porto’, è sempre la città.”

Progettare la riqualificazione dell’intero quartiere, grande come il centro storico, è stato complicato: non si interveniva su un’area agricola, ma su uno spazio già edificato, al centro del quale c’è un elemento fondamentale, l’acqua ovviamente.

“Il compianto assessore Maraldi aveva innescato un meccanismo virtuoso di coinvolgimento della gente, raccogliendo i pareri di cinquecento persone e vagliando 240 proposte, una per una. Per questo, prima abbiamo pensato a progettare i percorsi pedonali e ciclabili, poi la viabilità e i percorsi del trasporto pubblico. Ma soprattutto il verde: i due grandi parchi in destra (delle arti) e in sinistra canale (archeologia industriale). Tutto serviva quasi da chiave di volta, per collegare le aree. Solo alla fine abbiamo iniziato a ragionare su dove insediare gli edifici,” spiega l’assessore Asioli.

Una fra le idee più affascinanti è il recupero e la conservazione (in toto o solo per alcune parti di pregio) di ben 19 edifici di archeologia industriale. “Naturalmente si deve partire dalla bonifica delle aree e… dell’acqua. Ricordando ancora una volta un dato: al di là dell’acqua del Candiano in sé, c’è l’intero sistema fognario da rivedere; ed esiste già un progetto di Hera, in questo senso.”

Ancora una volta l’ostacolo è costituito dalle risorse (che scarseggiano, per usare un eufemismo) e quindi la parola d’ordine diventa “con calma”. Si parla, quindi, di agopuntura urbana, usando una definizione dell’architetto brasiliano Jaime Lerner: numerosi progetti a piccola scala, poco costosi e legati al contesto locale, appunto per recuperare e rinnovare quello che già esiste.

In alcuni casi anche per utilizzi temporanei. Lo ha fatto Ravenna Festival, ad esempio, quando in tempi lontani e non sospetti ha scelto l’ex Magazzino dello Zolfo come sede per eventi teatrali; o quando ha portato un altro spettacolo nell’ex Tiro a segno. Struttura, quest’ultima, che le progettiste di Meme Exchange, per conto e in collaborazione con la stessa associazione sportiva del Tiro a segno, studiano per un progetto di recupero e riuso, con l’intenzione di riconsegnare alla città anche la storica ex sede sul canale, nata alla fine dell’Ottocento. Ma, ancora, l’amplificazione delle molte feste che si stanno presentando nella testata del Candiano: una serie di installazioni e illuminazioni lungo via D’Alaggio, appunto in destra canale, in concomitanza di Ravenna 2015 e proprio grazie a una parte dei fondi messi a disposizione per la Capitale italiana della cultura. Il progetto comprende quattro interventi di arredo urbano, con l’obiettivo di presentarne uno alla città in occasione della festa del 18 luglio, primo evento popolare per il riconoscimento assegnato a Ravenna. Quella sera si proporrà ai ravennati una tavolata lunga trecento metri, per una cena davvero storica, sotto le stelle.

“Sarà un appuntamento temporaneo, certo, ma che vuole indicare una strada. È infatti auspicabile e possibile che nascano ristoranti galleggianti, anche in più punti del percorso in destra canale; e per questo sarà necessario il massimo coordinamento di ogni proposta, delle iniziative e degli interventi. Una cabina di regia che possa facilitare i passaggi burocratici e rendere quindi più veloce la concretizzazione dei progetti.” Un primo esempio sarà costituito da un ristorante galleggiante, realizzato su una chiatta di circa quattrocento metri quadrati, a dieci metri dalla banchina, con un pontile che collegherà la terra ferma.

L’auspicio è che possa riscuotere il medesimo successo che sta raccogliendo l’S-Club di via Zara, che può contare su tavolini all’aperto, di fronte all’acqua della Darsena. Un’altra struttura analoga potrebbe venire realizzata nella cosiddetta zona T, vicino alla torre e poco distante dal Sigarone, per il quale si continua a pensare un recupero e un riutilizzo in sintonia con lo sviluppo del quartiere, e perché possa diventare un nuovo luogo di ritrovo per la città. Senza dimenticare l’idea di far nascere una sorta di parco dello sport, sempre in prossimità dell’Almagià.

Altro elemento fondamentale, e per il quale si sono ipotizzate soluzioni quasi di ogni tipo (alcune delle quali piuttosto fantasiose), è il superamento della barriera della stazione ferroviaria. “Le Ferrovie dello Stato si sono impegnate a finanziare a breve il progetto che prevede di allungare il sottopasso pedonale della stazione che porta ai binari, fino alla testata della Darsena, a pochi passi dal canale. Un percorso pedonale per andare da Piazza del Popolo fino, appunto, alla nuova Darsena, che sta già trasformandosi piano piano, anche grazie a interventi privati.” Libero Asioli è ottimista e non esclude di veder realizzato il sottopasso entro un anno, prima del rinnovo della giunta comunale. “Si tratta di un investimento di circa un milione di euro a carico delle Ferrovie, e per loro comporterebbe una grossa rivalutazione: la stazione a quel punto sarebbe bifronte, con la possibilità di prendere il treno senza entrare in città o viceversa di arrivare comodamente sul canale, una volta scesi dai convogli.”

Così sul canale, sperando che non si tratti più solo di un sogno, ravennati e turisti potrebbero imbarcarsi su piccole navi, eredi dell’antico traghetto Gradenigo, per andare al mare, costeggiando zone di rara bellezza. Perché il Candiano possa tornare a unire città e costa.

(Testo  Nevio Galeati)

(Foto Fiorentini)

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