giovedì 19 settembre 2019

Società

Tutti per il basket

23 giugno 2015
Tutti per il basket

Lottare fin da piccoli per diventare grandi campioni della pallacanestro. E poi trasformare quella passione in un vero e proprio lavoro, per riuscire a guadagnarsi da vivere a suon di vittorie e tanto sudore sul campo. È quanto sono riusciti a fare tre giovani pesaresi legati dall’amore per la palla a spicchi ma, soprattutto, da un’amicizia che dura ormai da tantissimi anni come Giovanni Tomassini, oggi giocatore della Junior Casale, Valeria Battisodo, cestista della squadra femminile del Basket Parma e Andrea Benevelli, oggi pivot della Centrale del Latte Brescia.

Nati e cresciuti in una città che vive di basket come Pesaro, non potevano avvicinarsi fin da piccoli a questo sport, come spiega lo stesso Giovanni Tomassini: “Ho iniziato a giocare all’età di 5 anni – spiega – un po’ perché mio padre giocava a basket e un po’ perché Pesaro è una città che vive di pallacanestro. Io e Valeria siamo nati nello stesso anno, nel 1988, e possiamo dire che siamo cresciuti insieme. Con Andrea invece, a cominciare dai 12-13 anni, ci siamo incontrati spesso nei vari campionati, quindi ci conosciamo davvero da tanto”. E prosegue: “Ho capito che la passione per il basket si sarebbe potuta trasformare in un vero e proprio lavoro all’età di 15-16 anni. Già nelle giovanili, durante i campionati e durante gli allenamenti, riuscivo sempre a distinguermi nella mia squadra, cercando di dare sempre il massimo sul campo e risultando tra i più bravi. Poi un giorno il mio allenatore di quegli anni mi disse: ‘Non provare a smettere di giocare a basket, altrimenti ti giuro che ti vengo a prendere a casa’. Da lì partì la mia carriera, con la fortuna e la consapevolezza di fare un lavoro diverso da tutti gli altri, un lavoro divertente, che si fa con il sorriso sulle labbra ma anche con tanti sacrifici, dagli spostamenti da una città all’altra a tutti i doveri a cui deve rispondere un atleta”.

Un impegno davvero grande, che conosce bene anche Valeria Battisodo, oggi giocatrice di Parma: “Ho iniziato a giocare a basket all’eta di 8 anni – dice –. Tutto è iniziato al mare, ai Bagni Spinaci di Pesaro, dove c’era un campetto da pallacanestro in cui io e i miei amichetti, tra cui proprio Giovanni Tomassini, amavamo giocare. È lì che iniziai a fare i primi tiri a canestro e dove sbocciò la passione per questo sport, che mi portò ad iscrivermi all’Olimpia Pesaro, squadra nella quale poi sono cresciuta e con cui ho partecipato ai campionati giovanili, di serie C e serie B”. Valeria descrive tutta la sua esperienza sul campo: “Questo è un gioco contagioso – spiega – mio padre era un giocatore ed è stato lui a trasmettermi questa passione. E oggi anche mia mamma, pur non avendo mai giocato, è super appassionata e conosce tutte le regole di questo gioco. Io ho capito che il basket poteva diventare una professione quando iniziarono ad arrivare delle richieste dalle squadre di serie A, tra cui Parma, dove gioco tutt’ora. Mi sono trasferita in Emilia a 17 anni ed è stato un grande sacrificio lasciare la mia famiglia e i miei amici. Cambiare squadra e scuola quando si è cosi giovani non è mai semplice ma devo dire che mi sono adattata quasi subito e mi sono trovata bene fin dall’inizio. Mi mancava la vita di prima ma questa nuova esperienza portava con sé grandi ambizioni, voglia di fare e di misurarmi con le altre giocatrici ma, soprattutto, con me stessa per provare a migliorare ogni giorno di più. Mi allenavo cinque ore al giorno, ma ogni tanto facevo anche delle singole sedute d’allenamento con l’allenatore di quell’anno, Maurizio Scanzani. Alcune volte mi capitava anche di fare allenamento nello stesso giorno con la squadra della mia età e con quella della serie A, ma era uno stimolo e un grande divertimento per me più che una fatica. Questo infatti mi ha permesso di diventare una giocatrice, quindi direi che ne è valsa sicuramente la pena. Non smetterò mai di ringraziare i miei genitori per i sacrifici che hanno fatto per me”. E tornando all’amicizia che lega Valeria Battisodo ad Andrea ma, soprattutto, a Giovanni aggiunge: “È stato proprio insieme a Giovi che ho iniziato a conoscere la pallacanestro. I nostri genitori sono molto amici e se sono arrivata fino a qua lo devo anche a lui: perché marcarlo tutti i giorni a piedi scalzi sul cemento sotto il sole al mare, non era affatto facile! – scherza Valeria -. Per quanto riguarda Andrea invece lo incontro spesso a Pesaro, in estate, e so che anche lui sta avendo grandi soddisfazioni con questo grande sport”.

È proprio Andrea Benevelli, oggi centro della Centrale del Latte Brescia, a raccontare ciò che sta vivendo e come è nata la passione per la palla a spicchi: “Mi sono avvicinato al basket da piccolissimo – spiega -. Mio padre giocava da professionista e quindi spesso mi capitava di assistere agli allenamenti e alle sue partite, così mi ha passato sicuramente tutta la sua passione. Finite le giovanili, intorno ai 18 anni, alla mia prima esperienza da professionista a Fossombrone ho capito per la prima volta che questa passione poteva diventare il mio futuro lavoro”. Una professione fatta di tante imprese, gioie ma anche tanti sacrifici: “Sicuramente questo è un lavoro capace di offrire tantissime soddisfazioni – ammette Benevelli – ma che sicuramente costa, ed è costato, anche tanti sacrifici. Ricordo quando avevo 14-15anni e tutti i miei amici uscivano e andavano a divertirsi. Io ero quasi sempre in palestra ad allenarmi e il sabato sera dovevo rientrare prima perché poi la domenica avevo una partita da giocare”. Un impegno, quello del professionista sportivo, che, come spiega Andrea, ma come sottolineato anche da Giovanni e Valeria, “ti porta anche ad essere quasi sempre via da casa, lontano da tutti i tuoi amici, ma anche dalla tua famiglia”, forse il sacrificio più grande. Andrea poi conclude parlando dell’amicizia che lo lega agli altri due “colleghi” cestisti, nonostante sia un po’ più grande d’età: “Ci conosciamo fin da piccoli e sicuramente mi fa molto piacere e mi rende orgoglioso il fatto che tutti e tre siamo riusciti a raggiungere ottimi livelli grazie a questa passione con cui siamo cresciuti. Tra l’altro poi con Giovanni capita spesso di sfidarci sul campo, anche durante il campionato”. Il che rende tutto ancora più divertente, perché le sfide per tre amici-campioni come loro, legati da una passione così forte, non finiranno mai.

(Testo Alice Muri )