martedì 10 dicembre 2019

Territorio

Sul monte degli uccelli

19 giugno 2015
Sul monte degli uccelli

Vale la pena dedicare una domenica a uno dei centri più belli fra le vallate di due fiumi marchigiani, il Metauro e il Cesano. Sto parlando di Mondavio che con le torri, i campanili e la bella cinta muraria che affianca la rocca roveresca, domina il panorama dal mare ai Catria e Nerone.

Circa il nome, che compare verso il 1180, c’è una ridda d’ipotesi fra cui la più diffusa vuole derivi da mons avium, monte degli uccelli. Molto dubbia è l’attribuzione a San Francesco che a quella data non era ancora nato; ben più tardi, dato che era in giro da quelle parti, questi volle invece un convento che fu costruito sul terreno donatogli da un devoto. Più tardi, siamo nel XIV secolo, attorno a quello era sorto un nucleo di abitazioni che presto diventa “castello”: uno dei tanti circonvicini che il cardinale Egidio Albornoz (1355) innalza a “vicariato” ma, per volere di Bonifacio IX, nel 1391 tornerà sotto il dominio dei Malatesta di Rimini. Nel 1462 sarà il campo di battaglia a decidere la vecchia ruggine fra Sigismondo Malatesta e Federico da Montefeltro che, al soldo della Chiesa, lo toglie dai piedi e riconsegna al papato quanto fino ad allora era malatestiano. Francesco della Rovere, diventato Sisto IV, combina il matrimonio fra la figlia del duca Federico e suo nipote Giovanni, dallo zio investito di Mondavio. Sarà Giovanni della Rovere a chiamare Francesco di Giorgio Martini affidandogli il progetto della rocca, che mai subirà un assedio e i cui cannoni non spareranno un colpo. I lavori vanno avanti nel decennio 1482-’92, con più interruzioni per l’assenza dell’architetto richiamato a Siena per far l’acquedotto. Sotto i Della Rovere, per circa centotrent’anni, si visse un periodo di benessere che sarà dimenticato con l’estinguersi della dinastia roveresca nel 1631 quando ducato, vicariato e… Mondavio torneranno alla Santa Sede, che degrada a carcere la rocca a suo tempo non completata per la morte sia di Giovanni che di Giorgio Martini quand’era ancora in costruzione.

All’interno della cinta muraria, il centro storico è fra i meglio conservati della Regione e, all’ombra della Rocca, sulla piazza e lungo i vicoli su cui s’affacciano graziosi cortili, sorgono il Palazzo comunale e, voluto da un’Accademia, il piccolo Teatro Apollo attivo dall’800 fino a metà del ’900, recentemente restaurato nei tre ordini di palchetti, completi delle originali decorazioni ottocentesche. Sulla piazza si trova il convento di S. Francesco con l’ampio chiostro – diciotto arcate a tutto sesto e volte a crociera – dal quale si accede al Museo civico dove sono dipinti, arredi, suppellettili e reperti trasferiti da vari edifici religiosi. Preziose sono alcune rare edizioni del XV-XVIII secolo, già nella biblioteca fondata dai Cappuccini presenti a Mondavio da metà ’500.

Sul retro, all’esterno del ristorante “al giardino” – che fa ottimo cinghiale alla brace – da più di 250 anni vegeta, maestoso ed elegante (alto 10 metri e 4,50 di circonferenza) il più antico cedro del Libano della provincia, giustamente iscritto all’albo nazionale degli alberi monumentali d’Italia.

La Rocca, dal 1966, ospita il Museo di Rievocazione Storica che propone un tuffo nella vita di una fortezza rinascimentale. Nella Rocca, una fortificazione delle maggiori e meglio conservate, manichini di cera vestiti alla moda dell’epoca fanno rivivere le scene conviviali, le attività degli armigeri con la collezione di strumenti d’uso militare, artiglierie, armature, cavalli alla posta e, ovviamente ricostruite, non potevano mancare le segrete e gli ambienti per la tortura. All’esterno, ricostruite in scala naturale, sono sistemate alcune macchine da guerra che suscitano sempre interesse fra i visitatori, specialmente fra i ragazzi condotti nelle visite didattiche.

Fuori del centro, lungo la strada che porta alla frazione di Cavallara, trasformato in albergo ristorante si trova quello che fu un convento dei Cappuccini, testimone dell’architettura cinquecentesca.

Oltre alle frazioni di San Michele al Fiume e San Filippo sul Cesano, in collina, a dieci chilometri da Mondavio, sorge il castello di S. Andrea di Suasa tuttora circondato dalle mura medievali. Il borgo risale all’epoca tardo-imperiale, quando nel VI sec., al tempo della guerra greco-gotica, sconvolte queste zone, gli abitanti abbandonarono la città di Suasa e, cercando rifugio, fondarono il primo insediamento. Lo sviluppo del borgo di S. Andrea di Suasa avvenne ad opera dei Benedettini che rianimarono l’economia di quel territorio.

Dal 12 al 15 agosto 2015, per la 56a volta, l’intero complesso della Rocca diventerà il suggestivo palcoscenico della rievocazione di unacaccia al cinghiale”, con la quale si ricorda l’arrivo a Mondavio di Giovanni della Rovere e il corteo dei dignitari del Ducato di Urbino che parteciparono ai festeggiamenti per il vicariato, dono di Papa Sisto IV in occasione delle nozze del nipote con Giovanna, figlia di Federico da Montefeltro.

Il ricco programma della manifestazione è ambientato nel centro dove si ricostruisce il rientro dalla caccia al cinghiale, trofeo compreso, mentre alcuni figuranti danno vita a quanto rallegrava una festa rinascimentale: gare di tiro con l’arco e con la balestra ad opera del gruppo degli “arcieri storici”, gioco “dei nastri”, esibizione di danzatori e di giocolieri mentre la gente trova ristoro nelle taverne.

Non manca il sontuoso banchetto rinascimentale al quale si partecipa indossando abiti del ’500 concessi dalla pro-Loco per assumere l’identità di cavalieri o dame della corte di Giovanni della Rovere. Si osserva uno scrupoloso rituale con tanto di scalchi, credenzieri, bottiglieri, ripostieri, coppieri, “offitiali di bocca”, ancelle, cortigiane, giullari e saranno serviti cibi preparati come allora mentre musici in costume suoneranno armonie rinascimentali. È un tuffo nello splendore del Rinascimento del quale si è partecipi e attori in attesa dell’immancabile spettacolo pirotecnico che conclude, oggi, una festa di sei secoli fa.

(Testo Ettore Franca)

(Foto Leo Mattioli)