giovedì 19 settembre 2019

Società

Basement Club: pronti? Via!

26 maggio 2015
Basement Club: pronti? Via!

È la startup revolution, un fenomeno che coinvolge idee, creatività e business. In una sola parola: innovazione. Secondo i dati di Unioncamere oggi in Emilia-Romagna sono registrate 397 startup e 2 incubatori certificati. Per la precisione 279 nuove imprese si dedicano al settore dei servizi, 94 all’industria e artigianato, 13 al commercio mentre l’agricoltura e il turismo sono le aree più marginali (fonte Infodata e Sole 24 ore). A livello nazionale i finanziamenti, anche se in crescita del 75%, sono ancora troppo pochi. In altri Paesi europei (su tutti Francia e Germania) si investe otto volte di più che in Italia.

A Forlì è nata una realtà che si colloca un passo indietro rispetto agli incubatori di startup: è il Basement Club. Il progetto è gestito dal Prof. Massimo Spisni – che ne è responsabile e tutor – e dagli ex studenti dell’Università di Bologna Mario Di Nauta e Lorenzo Visani. Si tratta di un’iniziativa che mira a valorizzare la cultura d’impresa e permette ai giovani di trasformare le proprie idee, gli interessi e le passioni in piani imprenditoriali e potenziali startup. Si rivolge contemporaneamente agli studenti e ai neolaureati di tutte le facoltà del Campus di Forlì, includendo studenti con background diversi in un’ottica di contaminazione positiva di idee e conoscenza, e alle varie organizzazioni presenti sul territorio per favorire e promuovere spazi di collaborazione.

Basement Club ha sede nel campus Universitario di Forlì, nel piano seminterrato della Scuola di Economia, Management e Statistica ed è promosso dalla Scuola di Economia, Management e Statistica e dal Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna. Le iniziative riguardano principalmente aspetti formativi e pongono al centro gli studenti, puntando ad educarli, supportarli e coinvolgerli in relazione alle tematiche imprenditoriali e dell’innovazione.

Nel nome sono espressi due punti chiave di questo progetto: Basement come qualcosa che parte dal basso in un’ottica di “r-innovamento” radicale. Club perché punta alla creazione di un gruppo fatto di persone – studenti, professori e stakeholder esterni – con l’inclinazione all’imprenditorialità. Basement Club offre servizi, attività, spazi attrezzati, office hours, tutor dedicati, eventi e attività di networking. Gli office hours sono incontri informali tra il Basement Club Team e gli studenti interessati a valutare la propria idea di business per capirne il potenziale e la possibilità di realizzazione. Durante questi incontri, gli studenti propongono le proprie idee al Basement Club Team così da valutarle e lavorarci insieme secondo una struttura ben definita che mira a dare agli studenti gli strumenti necessari per portare le idee ad uno stadio di sviluppo successivo.

“Ai ragazzi che vengono al Basement Club diamo un consiglio: viaggiate, passate tempo all’estero, osservate con attenzione e guardate cosa fanno meglio di noi, se non potete farlo per ovvie ragioni di budget fatelo da qua, attraverso internet, leggete, osservate e cercate di pensare oltre agli schemi del passato“, racconta Lorenzo Visani. “Le scuole e le Università italiane stimolano molto poco l’autoimprenditorialità degli studenti, proponendo un percorso che lascia poco spazio all’immaginazione e alla creatività, così i futuri lavoratori sono preparati a livello teorico ma non pronti a reinventarsi, a guardare fuori dagli schemi e soprattutto a considerarsi imprenditori di se stessi” sostiene Mario Di Nauta.

Secondo Stefano Torelli, Responsabile area business di Romagna Innovazione, è stata proprio la crisi, che ha generato innumerevoli problemi per il territorio, a scuotere fortemente il sistema mettendo in discussione i vecchi paradigmi e determinando una spinta all’innovazione vista come possibile way out: in questo nuovo contesto solo le imprese giovanili basate su idee realmente innovative possono trarre dei benefici.

Ovviamente c’è bisogno degli investimenti necessari e il fattore culturale gioca un ruolo determinante. “Sul potenziale modello ho una visione romantica ma a mio avviso possibile – sostiene l’ingegner Torelli -. Realisticamente, il nostro territorio oggi non è in grado di fornire strumenti finanziari e di mercato che possano determinare importanti accelerazioni, però semplicemente favorendo la sinergia dell’esistente, potrebbe supportare efficacemente le giovani imprese nella fase iniziale di messa a punto dell’idea per poi spingerle e accompagnarle verso contesti extraterritoriali per l’accelerazione, legandole con accordi morali o reali al vincolo di riportare il know-how e l’impesa nel territorio per far vivere qua la seconda parte della crescita e tutta la maturità. Questo è possibile perché il territorio, dispone di professionalità, apparati logistici e infrastrutturali idonei per lo sviluppo di un’impresa avviata.”

Ma non solo a Forlì ci si mette in gioco: nei primi mesi del 2016 partirà concretamente il progetto CoLaboRA, un incubatore creativo promosso dal Comune di Ravenna. Verrà realizzato nella Darsena. Il progetto prevede di inserire quattro startup ogni 2 anni, offrendo loro spazi polifunzionali nel magazzino dell’ex Dogana. “Entro l’anno partiranno i lavori di ristrutturazione dell’edificio – ci racconta Massimo Cameliani, assessore alle Attività Produttive –. Contestualmente stiamo predisponendo il bando che consentirà alle startup di richiedere l’ingresso nell’incubatore. Cosa che sarà possibile per quattro di loro, non appena approntato l’edificio. La loro vocazione deve riguardare sia aspetti legati all’innovazione che agli elementi tipici del territorio: mare, energia e turismo”. Le startup avranno a disposizione 2 anni di incubazione durante i quali verranno costantemente formate col supporto della Fondazione Mattei e della Fondazione Flaminia sulle competenze necessarie per dare solidità al loro business. Dal secondo semestre del secondo anno gli startupper potranno trasformarsi in azienda autonoma o in spin-off di altra azienda.

“Una volta uscite dall’incubatore, le giovani imprese, avranno necessità di finanziamenti per continuare la loro attività – continua l’assessore Cameliani – e questo purtroppo in un contesto economico in piena crisi. In tal senso le banche possono essere di grande aiuto concedendo loro prestiti agevolati: mi piacerebbe che il mondo del credito dimostrasse la propria lungimiranza nel favorire il rinnovamento dinamico del mercato imprenditoriale”.

(Testo Dolores Carnemolla)

(Foto Giorgio Sabatini)