lunedì 09 dicembre 2019

Personaggi

Cristina Pesaresi: la regina delle rocce

30 marzo 2015
Cristina Pesaresi: la regina delle rocce

Dietro l’ampia scrivania in legno scuro, la foto del padre Giuseppe quasi brilla grazie alla luce che filtra dall’ampia vetrata dell’ufficio. “Mio padre è stato uno dei miei grandi modelli, uno degli uomini che mi ha dato e insegnato di più. Se ne è andato troppo presto”, sospira Maria Cristina Pesaresi. Aveva appena 15 anni, quando moriva Giuseppe Pesaresi, fondatore insieme al fratello Primo dell’impresa di famiglia. Di lui Cristina, ormai alla soglia dei 50 anni, conserva i lineamenti, decisi ed eleganti, e una dedizione all’azienda fuori dal comune. “Mio padre lo ripeteva sempre, a me e a mio fratello: prima di tutto, l’azienda! E io, in azienda, ho cominciato a metterci piede dopo il liceo”. Anche se fare strade e piazze, costruire ponti, asfaltare le piste di autodromi e aeroporti, come fa l’azienda Pesaresi dal 1961, a prima vista non sembra il lavoro più adatto per una donna cresciuta in un’agiata famiglia riminese. Ma Cristina Pesaresi è una di quelle donne che ha saputo infrangere molti tabù. Per lei, semplicemente, il sesso debole non esiste. O, se esiste, “non è certamente quello femminile”.
Ammetterà che non è facile trovare tante donne sul cantiere di un’autostrada o nel bel mezzo di un autodromo. Si è mai sentita fuori posto?
“No, affatto. E sono sempre stata molto rispettata. Anche quando ero poco più che una ragazzina e mi ritrovavo a ispezionare cave e a scegliere le pietre. La differenza, in questo lavoro come negli altri, non la fa il sesso ma l’intelligenza. L’uomo e la donna, nella mia visione delle cose, esistono solo nella coppia, nell’amore: nel lavoro conta solo chi sei, che idee hai, quanta passione metti”.
A proposito di passione, lei ha iniziato a lavorare giovanissima, poco dopo la morte di suo padre: una scelta di cuore o imposta dalle circostanze?
“Entrambe. Diciamo che è stata una scelta e una non-scelta. Volevo portare avanti quello che mio padre aveva costruito, mi sentivo responsabilizzata, ma al tempo stesso ho provato grande orgoglio. Quando hai un’azienda, la prospettiva cambia. Non è come lavorare da dipendente”.
Lei ha studiato giurisprudenza. Ha mai pensato di lasciare l’impresa e mettersi a fare l’avvocato?
“No, mai. Mio padre ci ha fatto capire, anche se eravamo ancora piccoli, che l’imprenditore ha una forte responsabilità sociale: verso i propri dipendenti, verso la città in cui vive e lavora. Questo attaccamento al mio lavoro lo devo a lui”.
Le sue prime mansioni, se le ricorda?
“Certo. Mi ero appena diplomata, decisi di seguire l’attività legata alle cave. Ho avuto la fortuna, allora, di avere un grande maestro, il ragioniere Bianchi, che era uno dei nostri uomini di fiducia”.
Un altro modello maschile…
“La mia vita ne è piena. Io vado d’accordo con gli uomini, sono cresciuta in mezzo agli uomini. E lo ripeto: per me l’unica differenza tra uomo e donna è nella vita di coppia. Non c’è un lavoro da donna e uno da uomo. Oggi abbiamo un’astronauta italiana, Samantha Cristoforetti, in missione sulla luna, mentre i migliori cuochi sono tutti maschi”.
Però non dev’essere stato facile, da donna in carriera, allevare anche due figli.
“Per fortuna ho avuto due maschi! Il più grande, Giuseppe, studia giurisprudenza a Milano. Ludovico, il più piccolo, va ancora alle superiori. Mia madre Marisa mi ha aiutato molto a crescerli [Cristina è separata da molti anni], in un certo senso era lei la donna di casa. Ma io ci sono sempre stata, per i miei figli. Mi considero una brava madre, attenta, generosa, con loro ho un buon dialogo. Una volta li ho portati perfino a vedere in piazza a Santarcangelo il concerto di Vinicio Capossela. Abbiamo ballato insieme tutta la sera”.
Le capita ancora di andare ai concerti con i suoi figli?
“No, ora sono grandi. E anch’io. Adesso preferisco passare il mio tempo libero con gli amici, quelli veri, andare in barca a vela. E guardare le corse: Formula Uno, Motomondiale…”.
Il suo pilota preferito?
“Ne dico due: Ayrton Senna e Marco Simoncelli. Senna è sempre stato il mio idolo: grande carisma, talento da vendere. Un campione vero. Vale lo stesso per Marco”.
Quella per i motori non è solo una passione: tra le tante opere, la Pesaresi ha fatto anche la pista dell’autodromo di Imola e in passato quello di Misano.
“Due importanti interventi. Chi pensa che il nostro lavoro sia solo stendere uno strato d’asfalto sbaglia di grosso. Questo è un mestiere che è cambiato moltissimo, e la tecnologia ci è venuta incontro. Oggi abbiamo a disposizione macchine e tecniche che ci consentono di studiare nei dettagli la migliore soluzione. La tecnologia ci ha aiutato molto nel rifare ora il circuito di Misano”.
Una bella soddisfazione sistemare l’autodromo che porta il nome di Simoncelli, per una tifosa del Sic.
“Un grande onore. Ci tenevamo tantissimo, e abbiamo usato il meglio degli strumenti e delle soluzioni che avevamo. In questi anni abbiamo investito molto nella ricerca. Da tempo ci siamo dotati di un laboratorio specializzato per progettare di volta in volta il tipo di pavimentazione o di asfalto da usare, che sia destinato a un’autostrada o un autodromo”.
… o un aeroporto. La Pesaresi è stata tra le aziende che più si è data da fare per salvare il ‘Fellini’ dal fallimento, senza riuscirci. 
“Eravamo anche tra i maggiori creditori. Non ce l’abbiamo fatta, ma resto convinta che il nostro piano, poi bocciato dal tribunale, fosse corretto, e vantaggioso per tutti: per la città, per il turismo, per i creditori stessi”.
Lei è stata vicepresidente dell’aeroporto, in passato vicepresidente di Confindustria, e ha avuto altri ruoli di primo piano. Ha mai pensato di scendere in politica? Le hanno mai proposto di candidarsi?
“Negli anni ’90 sì, ma all’epoca dissi di no. Non mi sentivo pronta, ho preferito dedicarmi all’azienda. Adesso invece, se me lo chiedessero, accetterei. Ma non ho un partito di riferimento: io mi fido delle persone, non delle ideologie”.
È d’accordo con chi vede una Rimini al tramonto, distante da quella che era considerata come la capitale del turismo?
“No, e non lo dico solo perché sono un’inguaribile ottimista. Questa è una città che ha cambiato pelle, che si è ripulita, che è diventata più bella e più attrezzata di servizi e infrastrutture nel corso degli anni. Abbiamo le carte in regola per essere ancora i migliori, ma dobbiamo mettere da parte la nostra indole che ci porta a criticare sempre, a polemizzare contro tutto e tutti. Faccio un esempio: il TRC. C’è ancora chi perde tempo a dire no al TRC, e non capisce è che fuori… tempo. Il TRC ormai è finito, piuttosto che demonizzarlo dobbiamo capire come sfruttarlo al meglio”.
I politici riminesi stiano attenti: Cristina è pronta ad asfaltare anche loro…

 

(Testo Manuel Spadazzi)

(Foto Studio Paritani)