venerdì 16 novembre 2018

Cultura

Collettivo CaCO3: mosaici in (falso) movimento

25 febbraio 2015
Collettivo CaCO3: mosaici in (falso) movimento

CaCO3 è un collettivo di artisti attivi a Ravenna costituito nel 2006 da Aniko Ferreira da Silva (Ravenna, 1976), Giuseppe Donnaloia (Martina Franca, 1976) e Pavlos Mavromatidis (Kavàla, Grecia, 1979). Il nome CaCO3, riprendendo la formula chimica del carbonato di calcio, uno dei materiali usati per il mosaico, vuole essere un’esplicita dichiarazione del valore fondamentale che l’elemento materico assume nella loro ricerca. Per loro “lavorare in un gruppo amplia le possibilità di scoperta dove ogni intuizione è il frutto di un lavoro di progettazione comune e dove ogni opera prodotta riflette le dinamiche del gruppo e quindi la qualità del confronto. La ricerca prosegue e si ridefinisce attraverso l’osservazione delle differenze”. E per quanto riguarda la qualità delle opere affermano che “il nostro approccio all’arte è di tipo formalista. La nostra ricerca indaga le relazioni tra materiali di diversa natura e le possibilità estetiche che si delineano attraverso l’alterazione degli aspetti fondamentali di un mezzo espressivo, spesso ma non solo la tecnica musiva, riflettendo sulla materia anche le dinamiche intrinseche del gruppo stesso. La bellezza per noi è qualcosa che ha a che fare con la più semplice manifestazione della vita, ovvero, la trasformazione della materia  in una continua ricerca di equilibrio”.

Prescindendo da esigenze figurative e da intenti narrativi o descrittivi, gli elementi costitutivi della tecnica musiva sono analizzati e ricomposti per dar vita ad autonome soluzioni espressive, riconducibili alla pura e analitica visibilità della superficie musiva ottenuta dall’inclinazione delle tessere, i cui delicati effetti chiaroscurali producono un falso movimento, quasi si trattasse di un campo elettromagnetico attraversato da flussi di energia. Le tessere monocrome dalle impercettibili sfumature del grigio per la disposizione rispetto al piano generano linee di orientamento, mentre la luce incidente ne accentua le variazioni, originando quell’apparente movimento ritmico e fluttuante. Come fa notare Daniele Torcellini, è inevitabile il riferimento agli achrome di Piero Manzoni, alle superfici di Enrico Castellani, alla Minimal Art e, in particolare, all’Optical Art. Infatti, coinvolgendo le dinamiche percettive dello spettatore, l’effetto visivo è amplificato dall’impressione di “movimento” che si crea al variare del punto di osservazione rispetto all’opera, perché l’andamento delle tessere fa sì che la percezione della profondità nel mosaico cambi in relazione allo spostamento di chi guarda.

Anche gli anonimi mosaicisti bizantini per gli sfondi dorati dei mosaici parietali sfruttavano l’interazione della luce con le tessere che venivano disposte in modo leggermente inclinato rispetto al piano, a questa modalità operativa si sono ispirati i CaCO3 per proporre composizioni dalle molteplici variazioni in funzione anche del tipo di materiale utilizzato, ma soprattutto per i sorprendenti effetti dinamici dei rapporti tra la dimensione, la forma e il colore delle tessere.

Vincitori nel 2011 dei due premi ravennati R.A.M. e G.A.E.M., dal 2012 sono ideatori e collaboratori di 80 mesh. La Forma del Suono, progetto artistico-musicale dell’associazione culturale Marte di cui sono soci-fondatori, coordinato da Daniele Torcellini con lo sviluppo tecnico di Alessio Buttazzoni.

Del 2013 è la mostra personale Soffio presso il Museo Nazionale di Ravenna curata da Giovanni Granzotto e Antonella Ranaldi. Nel 2014 hanno partecipato a Eccentrico Musivo. Young Artists and Mosaic collettiva curata da Linda  Kniffitz e Daniele Torcellini presso il M.A.R. di Ravenna, a OPEN 17. International Exhibition of Sculptures and Installations a Venezia curata da Paolo de Grandis e Carlotta Scarpa  e alla mostra Scultura et mosaico. Da Fontana a Pietro d’Angelo a Montevarchi (AR) curata da Alfonso Panzetta. Lo studio atelier di CaCO3 è a Ravenna in via Fiume Montone Abbandonato, 135.

 

(Testo Aldo Savini)

(Foto Lidia Bagnara)