martedì 22 ottobre 2019

Personaggi

Michele Focchi: progettare il futuro

15 dicembre 2014
Michele Focchi: progettare il futuro

Dalla “moneta” che genera energia a uno dei robot quadrupedi più versatili al mondo, progettato per sostituire l’uomo in situazioni di emergenza, prelevare campioni in ambienti contaminati e radioattivi, fare perlustrazioni in edifici crollati. Sembrerebbe un film di fantascienza, in realtà lo “Steven Spielberg” della situazione è un ricercatore riminese di appena 34 anni. Michele Focchi è uno dei giovani Archimede di punta dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, dove arriva nel 2009 dopo una laurea al Politecnico di Milano in Ingegneria dell’automazione (con percorsi di studio in Spagna e Sudamerica) e alcune esperienze lavorative non del tutto soddisfacenti. Il suo desiderio di unire l’ingegneria e la creatività al servizio del progresso, trova nel massimo polo della ricerca italiana l’ambiente ideale.

Il primo impegno di Focchi, nel biennio 2010-2012, a quattro mani con il collega Emanuele Guglielmino, porta al brevetto mondiale di una microturbina, un generatore della grandezza di una moneta di 1 euro, “capace di portare elettricità in zone impervie e inagibili, dove non è possibile utilizzare cavi”. “Per questa invenzione abbiamo ricevuto diversi riconoscimenti tra cui quello della Start Cup Ricerca del Sole 24 Ore e il Premio Nazionale dell’Innovazione 2013”. Il progetto ora si è concretizzato in una start-up. Ma Michele non si ferma qui e con un team di colleghi provenienti da tutto il mondo arriva a creare HyQ (Hydraulic Quadruped) anch’esso con un interessante risvolto tecnologico, oltre che imprenditoriale. HyQ è un robot quadrupede in grado di trottare ad alte velocità, saltare, attraversare terreni accidentati e reagire ai disturbi proprio come un animale vero.

“Siamo un gruppo di dodici ricercatori tra i 25 e i 37 anni, da tutti cinque i continenti”, prosegue Michele. “Dell’HyQ abbiamo creato una versione successiva, più evoluta, più leggera, con quasi il doppio della forza, movimenti ancora più veloci ed estremi. Abbiamo avuto contatti dal Cern e stiamo attualmente lavorando a una versione capace di muoversi in autonomia, senza cavi”. Un lavoro di ricerca che ha portato anche ad una versione ultraleggera di 24 Kg per 85 centimetri. Non solo: nel breve futuro si prevede che HyQ sarà anche capace di camminare sul ghiaccio senza scivolare.

I progetti che Focchi porta avanti per l’IIT di Genova sono tanti e ambiziosi. “Sto facendo esattamente quello che ho sempre sognato di fare”, commenta. “Voglio continuare a realizzare invenzioni sempre più complesse e utili all’uomo in ambienti e situazioni pericolose. Penso a robot che riescano a trascinare un ferito, ad esempio”. Il segreto? La passione. “Il mio lavoro non ha orari, non potrei farcela diversamente”. Un ritmo che non tutti riescono a sostenere: “Quest’anno il mio gruppo ha lanciato due borse di dottorato perché c’è un gran bisogno di giovani ricercatori, eppure una è rimasta vuota. Sorprendentemente, fra gli applicanti non c’era nessun italiano”. Se non si nasce Archimede, non sempre lo si diventa.

 

(Testo Alessandra Leardini)