sabato 18 gennaio 2020

Territorio

Romagna Rugby Football Club: insieme nella mischia

11 luglio 2014
Romagna Rugby Football Club: insieme nella mischia

“Il nostro obiettivo è arrivare a una prima squadra composta completamente da atleti cresciuti in questa terra. Vogliamo aumentare il numero dei praticanti e anche il numero delle società. Far giocare i bambini. E, naturalmente, tornare in serie A”. Giacomo Berdondini, direttore generale del Romagna Rugby Football Club, non nasconde un pizzico d’amarezza per la conclusione dei play out, che hanno visto la franchigia fondata nel 2006 da Giovanni Poggiali (che ne è tutt’ora presidente), lasciare la serie A dopo tre stagioni.

“C’è ugualmente una grossa soddisfazione: aver fatto esordire in serie A – prosegue – molti giocatori che arrivavano dai club del territorio. E in complesso, sulla rosa di 34 atleti, ben 28 sono cresciuti in queste province. È questa l’unica strada percorribile per uno sport come il rugby, che in Italia non può ancora contare su sostegni economici significativi: far crescere i propri atleti”.

Oggi aderiscono al Romagna RFC i club di Cesena, Forlì, Imola, Ravenna, Rimini, San Marino; e Lugo (P.G.S. Robur Lugo Rugby ASD) è addirittura nato per iniziativa della franchigia. “Un altro punto di forza è la salvaguardia delle peculiarità di ogni società. I club conservano la propria identità e le proprie caratteristiche, poi contribuiscono, insieme, a formare la squadra romagnola. Per arrivare a questo traguardo è stato necessario instillare un senso di appartenenza perché la collaborazione avvenga nel senso più ampio del termine. Certo, è un atteggiamento e un sentire che si crea nel tempo e il Romagna è cresciuto esponenzialmente in pochissimo tempo. Basti pensare come nella prima stagione gli atleti complessivi del Romagna fossero poco più di duecento; oggi i numeri si sono quintuplicati e questa crescita ha naturalmente interessato anche gli staff e i tifosi. D’altra parte il seguito che il rugby ha riconquistato in Italia è arrivato in gran parte dall’ingresso della squadra azzurra nel Torneo delle Sei nazioni, nel 2000; prima era davvero uno sport di nicchia, che pochissimi seguivano. Per sintetizzare: soprattutto da noi l’avventura è appena iniziata e, quindi, il lavoro da fare è molto”.

C’è un altro tema al quale il presidente Giovanni Poggiali e tutta la dirigenza tiene molto: il progetto non vuole essere solo un simbolo sportivo per la Romagna (ed ecco la scelta per il logo del Gallo e della Caveja), ma anche culturale, che si basi appunto sulla cooperazione e il sostegno dei club.

E la cultura si crea, naturalmente, partendo dai ragazzi e a scuola. “Ci sono realtà – commenta il direttore generale – nelle quali si fatica a entrare nelle scuole; vogliamo capire quali siano i problemi e trovare le soluzioni. Perché vogliamo portare il mini rugby anche nei piccoli centri. Per questo, però, occorre preparare chi poi andrà a parlare con gli studenti: non è sufficiente la buona volontà, e l’entusiasmo spesso non giova. Le scelte devono avvenire, sempre, seguendo il parametro della qualità. Nell’arco di due o tre anni al massimo vorremmo riuscire a portare due squadre Under 16 nel campionato d’Elite; e almeno una Under 18 nello stesso livello di preparazione”. Chiosa Mario Battaglia, nuovo presidente del Ravenna Rugby Juniores: “In gioventù nessuno sport ha catturato il mio cuore, come in età adulta ha saputo fare il rugby. Ma non ho rimpianti perché pochi sport come il rugby sanno tenerti giovane per sempre”. E la sua visione molto orientata al reclutamento e all’attenzione alle categorie del minirugby, ha già prodotto risultati apprezzabili.

Il Romagna RFC sta poi seguendo un corso unico in tutt’Italia, per la formazione di specialisti nella gestione delle attività sportive; undici persone, per un anno e mezzo, lavorano per crescere in professionalità. “Anche le grandi società – conclude Giacomo Berdondini – devono valorizzare i volontari, ma devono essere dotati di competenze. Se riceviamo un’ora di tempo per i ragazzi, gli atleti, le segreterie dei club, dev’essere un’ora competente. Possiamo crescere, e vogliamo farlo”.

 

(Testo Nevio Galeati)

(foto Filippo Venturi)