domenica 19 gennaio 2020

Territorio

Pesaresi in visita: guidare alla bellezza

23 maggio 2014
Pesaresi in visita: guidare alla bellezza

Trasformare una passione in professione è una fortuna che non capita a tutti. Se poi si aggiunge che il lavoro è far conoscere o scoprire il bello che ci sta attorno si può addirittura diventarne entusiasta. È quanto accaduto ai nostri tre intervistati che, in modi e spazi diversi, guidano alla conoscenza dell’arte, della natura e delle meraviglie della nostra terra.
Come sottolinea la prima di loro, Francesca Tonucci di “Sistema Museo” che incontriamo  ai Musei Civici, ci dev’essere anzitutto una spinta interiore, una volontà di scoprirsi e di scoprire attraverso altri linguaggi ed in particolare nel suo caso, quelli figurativi, quanto le parole non dicono.
Il passaggio successivo è comunicare agli altri quello che ci si sente dentro: è stata questa la molla che ha spinto Andrea Fazi a diventare una guida ambientale. L’amore per la natura, per tutto quello che dà all’uomo e la rabbia per il non rispetto e per la devastazione che l’uomo le porta: sono state queste le due leve che hanno retto l’impegno, diventato professione, di Andrea. “Ogni cosa che apprendo – afferma – dev’essere condivisa: avere una gemma chiusa dentro uno scrigno non ha molto valore”.
In fondo è quello che intende anche la guida turistica di Isarion Silvia Orlandi quando, citando Erasmo da Rotterdam, dice che “In ogni attività la passione toglie gran parte delle difficoltà”. Silvia è innamorata del suo lavoro, perché risponde alla curiosità unita al senso di protezione che provava fin da bambina in una chiesa, in un museo, in una biblioteca. Forse anche per questo trova soddisfazione nel creare, con i piccoli visitatori, forme di visita che li portino a capire non tanto il rapporto di un’opera o di un monumento con la storia dell’arte o con la storia ma con la propria natura interiore.
Questa funzione educativa è comune a tutti i nostri interlocutori: Andrea Fazi ci dice che   “Quella di guida ambientale per me è più una mission che una professione. Porta ad incontrare persone, che sarebbero poi gli autori del danneggiamento della natura. E così il cerchio si chiude: parlare di natura è parlare agli uomini, la mia stessa specie, e parlo di qualcosa che deve essere veduta, compresa, apprezzata, amata, rispettata”.
Dice Francesca Tonucci: “Ho sempre avuto una grande affinità con quello che ora sto facendo, e quando mi sono formata alla professione l’ho fatto per calare in contesti storici più ampi quello che la mia sensibilità mi dava. In questo ambito non c’è professione se non c’è passione: per me, quindi, il tempo della professione è vitale e ripagante”. Molto semplicemente conclude Silvia Orlandi: “Sono innamorata del mio lavoro: è la mia vita”.

 

(testo Glauco Martufi)

(foto Leo Mattioli)