martedì 22 ottobre 2019

Personaggi

Adriana Spazzoli e Giorgio Squinzi: la forza della coppia

13 gennaio 2014
Adriana Spazzoli e Giorgio Squinzi: la forza della coppia

Così vicini, così lontani. Profondamente simili nella loro apparente diversità. In una parola: complementari. Adriana Spazzoli e Giorgio Squinzi formano una coppia da oltre quarant’anni. Uniti dal vincolo coniugale ma anche dall’amore per la famiglia, la dedizione nel lavoro, la condivisione di interessi. E da un successo senza confini. Titolari di un’impresa, la Mapei, leader mondiale nella produzione di adesivi e prodotti chimici per l’edilizia, marito e moglie dirigono un colosso composto da 68 consociate, con 63 stabilimenti produttivi in 31 nazioni e 5 continenti. Amministratore unico lui, responsabile del marketing operativo e della comunicazione lei. Ma se del presidente di Confindustria si conosce tutto o quasi, della sua dolce metà rimangono vari tasselli inesplorati. Molti ne ignorano, ad esempio, le origini forlivesi.

Occhi vivi e profondi, sorriso ammaliante che induce a immediata empatia. Semplicemente charmante, per dirla con i cugini d’oltralpe. Nata all’ombra di Saffi, la signora Spazzoli è molto vicina alla Romagna. Un sentimento consolidatosi nel tempo, in maniera inversamente proporzionale alla distanza fisica. “Vengo spesso a Forlì, città con cui conservo legami profondi – spiega -. Qui c’è la mia storia, la famiglia, tantissimi amici. Persone care con cui ho rapporti purtroppo molto veloci, vado sempre di fretta. In ogni caso, nonostante abiti in Lombardia da quarant’anni, mi sento più forlivese che milanese”.

A Forlì siamo di casa, è la seconda città di famiglia – le fa eco il marito -. In Adriana sono ancora ben nitidi i ricordi degli anni verdi sui banchi del liceo classico Morgagni. “Mi rammento il preside, Tebaldo Fabbri. Con i compagni della sezione D ci sentiamo ancora. Eravamo in molti nelle aule di viale Roma, oggi il classico non conta più tante sezioni”. Poi la vita accademica all’Alma Mater Studiorum, in cattedra un certo Romano Prodi. Quindi l’incontro con il giovane Squinzi in quel di Milano Marittima. “I forlivesi vivono molto la riviera, io in particolare ero spesso al lido ravennate per le scelte commerciali e strategiche dei miei genitori (titolari di due alberghi, ndr)”. Nella nota località balneare Cupido scocca il suo dardo, preludio allo scambio delle fedi nella pieve medievale di Polenta. La fiabesca chiesina, celebrata in versi da Carducci, evoca dolci ricordi a entrambi i coniugi. Anche a mister Mapei il viaggio nel passato provoca un sussulto emotivo. Un groppo in gola avvertito recentemente in occasione dell’inaugurazione post restauro, finanziato proprio dall’impresa di famiglia. “Tornare su quell’altare a distanza di tanto tempo mi ha emozionato” – confessa -. Momenti lontani nel tempo ma per nulla sbiaditi nella memoria. “Eravamo tutti e due molto giovani ma il ricordo è ancora vivido. Della chiesa tuttavia conservavo un’immagine differente, l’ho riscoperta dopo i lavori di restauro a cui abbiamo contribuito con nostri tecnici e nostri prodotti”. “Ci siamo sentiti in dovere di intervenire per il risanamento della pieve – aggiunge Adriana -, ogni giorno utilizziamo tecnologie per mettere in sicurezza edifici. Dobbiamo preservare la nostra storia, le testimonianze del passato. Anche la Fondazione Carisp si è data tanto da fare. Polenta rappresenta un momento felice non solo per la nostra famiglia, quasi tutti i forlivesi nel corso della vita hanno fatto almeno una visita alla pieve della cittadina bertinorese”.

In lady Mapei non c’è traccia di nostalgia per la dimensione cittadina, un microcosmo felicemente ricreato in terra lombarda. “Da 43 anni abito a Milano ma vivo in un quartiere che è come un piccolo paese. I figli sono vicini, in una realtà in cui la parrocchia e la scuola svolgono ancora un ruolo importante e formativo. Questo mi consente di vivere bene anche in seno a una città che può creare grandi difficoltà di inserimento”. Nessun rimpianto, dunque, per una Forlì degradatasi nel tempo. “Ho l’impressione che in questi anni sia cambiata molto, soprattutto in negativo. Anche se il convegno organizzato alla Camera di Commercio per celebrare la Civiltà delle Macchine mi ha fatto rivedere in parte la mia posizione. In città ho percepito molta voglia di fare, dal punto di vista pratico ma anche culturale, c’è attenzione verso i giovani”.

Se guardare al futuro appare indispensabile, non bisogna tuttavia dimenticare il passato e il percorso che, attraverso la ricerca, ha portato alla modernità. Riavvolgendo il nastro della memoria, Adriana rivisita la sua avventura esistenziale attraverso una singolare unità di misura. “La mia storia personale è legata al cambiamento delle macchine. Sono nata a Carpinello, in zona rurale, e ricordo bene, fin da piccolissima, la funzione sociale del rito della trebbiatura. Poi mi vengono alla mente le attrezzature della Mangelli e le trasformazioni che hanno apportato nella nostra quotidianità. Nell’estate 2012 ho assistito alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra. Non so se si è percepito dalla tv, ma il filo rosso della manifestazione era proprio il cambiamento della società e dell’uomo attraverso le macchine. Non dobbiamo mai dimenticare il cammino che ci ha portato al progresso ma ora più che mai è necessario ritrovare coscienza culturale e sociale per fare un passo indietro e non farci distruggere dai dispositivi moderni, nati per durare appena uno o due anni”. Tra gli imperativi categorici di Adriana il rispetto della storia e del senso di appartenenza. “Dovremmo essere un po’ più fieri di quello che abbiamo. Anche nel paese più piccolo si nasconde un grande patrimonio artistico e culturale. Basta guardare all’Emilia Romagna: si punta moltissimo sulla riviera, che pure ci ha dato e ci dà tanto in termini di economia e sviluppo, ma non rappresenta la nostra più grande ricchezza. Esistono realtà più rilevanti della costa. Bisogna rivalutare tutto quello che c’è dietro alle nostre città. Forse non ne abbiamo la percezione e per questo preferiamo guardare altrove”. E in merito al futuro della “nostra” economia, la lady di ferro ha le idee chiare. “Pur non conoscendo da vicino la realtà economica forlivese, so che ci sono molte eccellenze non solo nell’agricoltura ma anche nell’industria. Noi romagnoli siamo forti e se fossimo un po’ aiutati dalle istituzioni… Spero che l’abbattimento delle Province e la riorganizzazione della burocrazia portino vantaggi”. Opinione condivisa dal presidente. “La crisi non riguarda solo Forlì ma l’Italia intera. Come leader di Confindustria ho partecipato ad oltre 120 assemblee in tutta la penisola e mi sono reso conto che l’Italia è uno straordinario giacimento di cultura, di capacità, di conoscenze. Nessun altro paese al mondo può vantare tanto. E Forlì non si discosta dal resto d’Italia”.

Tra una riflessione sociologica e una disamina di politica economica, i signori Mapei aprono una parentesi sulla loro avventura umana e professionale. Nella frenesia di una quotidianità in cui contemperare le differenti esigenze richiede uno straordinario sforzo di equilibrismo, viene spontaneo chiedersi come i due capitani d’industria riescano a incrociarsi. “Conduciamo le nostre vite in maniera parallela sospesi tra lavoro, famiglia e interessi condivisi – racconta Adriana -. Certo la nomina di Giorgio a presidente di Confindustria ha portato un cambiamento ma non ha stravolto le nostre esistenze. Ognuno di noi ha il suo ruolo”. Per entrambi la famiglia è la base portante. “La nostra è composta da piccoli nuclei. Abbiamo due figli e tre nipoti. Quest’anno siamo stati a New York tutti assieme, da mia mamma ormai anziana al nipote più piccolo. Una bellissima esperienza che ha richiesto una buona dose di coraggio ma ci ha donato grande gioia”. La signora Spazzoli è una nonna come tante altre. “La mattina mi capita di portare i nipotini all’asilo o di alzarmi presto perché Giorgio deve prendere l’aereo. Viviamo come qualsiasi famiglia, facciamo colazione insieme, leggiamo il giornale insieme, andiamo al lavoro e torniamo a casa”. “Raramente ci capita di partecipare a una stessa riunione aziendale – puntualizza il marito -. Lavoriamo nel medesimo edificio ma in piani diversi”. Ad avvicinare i due universi contribuisce la condivisione di interessi. “Ho “assorbito” quelli di mio marito: lo sport, che fa parte del mio lavoro in maniera piacevole, (la famiglia Squinzi è stata titolare della squadra ciclistica della Mapei, per nove anni leader mondiale delle due ruote, ed è proprietaria del Sassuolo calcio, ndr), ma anche l’opera, passione che Giorgio ha condiviso con il padre Rodolfo. Oggi tanti teatri vivono situazioni di gravi ristrettezze, è necessario intervenire per sostenerli. Nella vita indubbiamente ci sono altre priorità, ma se non pensiamo alla cultura rischiamo di impoverirci sempre di più.

La signora Spazzoli dimostra una determinazione ferrea in ogni battaglia che conduce.Sono romagnola e del segno zodiacale dei gemelli: peculiarità che connotano in maniera netta il mio carattere. Mi sento un po’ arzdora nel fronteggiare i problemi gestionali di casa. Sono molto diretta e questo talora mi crea dei problemi, a volte sarebbe meglio essere più diplomatici. Ma la schiettezza nei rapporti può anche essere considerata una caratteristica positiva. Sono passionale, pronta ad affrontare mille avventure e a cambiare quello che non va”. Un carattere differente da quello del consorte. “Giorgio è caparbio, difficilmente riesci a fargli cambiare idea. Ma è anche molto, molto umano”. “Sono una persona tranquilla -conferma Squinzi –. È difficile che perda la calma, mia moglie è decisamente più reattiva”.

Il presidente ha un fare pacato che avvince. Contrariamente a molti soloni della politica, intriga grazie ai contenuti dei suoi interventi. Che siano questi i segreti di un amore ultraquarantennale? “In un matrimonio sono indispensabili pazienza e volontà – spiega Adriana -. È importante crederci e cercare di superare i problemi, se ne incontrano tutti i giorni. Se ci abbattiamo subito non si va molto avanti”. Alla combattività positiva e propositiva della moglie, Giorgio replica con un’autentica dichiarazione d’amore.Le devo moltissimo, come donna e come professionista. In tutti questi anni è stata la regista della nostra crescita in termini di comunicazione a livello mondiale, ma anche della crescita della nostra famiglia. Abbiamo due figli straordinari, lavorano con noi in azienda. Valori che uniscono”. È proprio vero. Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. E viceversa.

(Francesca Miccoli)

(Foto Giorgio Sabatini)