venerdì 23 giugno 2017

Cultura

Sacri Cuori, il sound della terra

30 ottobre 2013
Sacri Cuori, il sound della terra

Magazzino Parallelo a Cesena (per chi non c’è mai stato è un’esperienza da fare), una sera di metà settembre, i Sacri Cuori che provano: sarà la musica che gira intorno – come cantava qualcuno -, ma non può esserci cornice diversa e migliore per conoscere la band. Antonio Gramentieri, fondatore del gruppo con un passato da giornalista prima del salto per dedicarsi full time alla sua musica, racconta e si racconta con passione e calma insieme: “Siamo in partenza per un tour di più di un mese, prima in Australia poi in Europa. È un momento importante per i Sacri Cuori, che chiude un ciclo di due anni molto impegnativo e pieno di soddisfazioni: più di trecentocinquanta concerti, l’uscita dell’album ‘Rosario’, le tante collaborazioni soprattutto internazionali e poi la colonna sonora per un film premiato al Festival del Cinema di Venezia.”

Partiamo allora dalla cronaca recente, i Sacri Cuori sono reduci da un festoso “passaggio in laguna” insieme al cast e al regista, Matteo Oleotto, del film “Zoran, il mio nipote scemo”,pellicola che ha riscosso un notevole successo nella “Settimana della critica”, ottenendo una menzione speciale, e ha vinto il Premio del pubblico, il Premio dei Cineclub e il Premio “Schermi di qualità”. Un bel palmares per un regista esordiente e una bella soddisfazione per i Sacri Cuori che hanno composto la colonna sonora. “Per creare le musiche del film – racconta Gramentieri – ho iniziato facendo un sopralluogo con Oleotto nei luoghi del film (ambientato a Gorizia, ndr). Poi abbiamo registrato le melodie che ho creato con la chitarra seguendo le suggestioni che mi erano giunte dai posti che avevo visto, senza conoscere niente della sceneggiatura. Solo dopo ho letto lo script e abbiamo composto altri pezzi. Alla fine molti fra i brani scelti dal regista erano quelli nati dal primo sopralluogo. È stato bello lavorare in estrema libertà, per un film che non risentiva di pressioni commerciali, e il successo di Venezia è stato davvero una felice sorpresa. Senza dubbio quella della composizione di colonne sonore è una strada che vogliamo continuare a percorrere.”

E senza dubbio la musica dei Sacri Cuori, tutta di pezzi rigorosamente strumentali, si propone come una naturale colonna sonora, viva di storie e personaggi che si fanno reali nel movimento suadente o evocativo dei suoni. I riferimenti musicali e anche culturali sono aperti e dichiarati: “Siamo una formazione tutta composta di romagnoli, ci siamo formati con la musica dell’America di confine, del Messico, con sonorità folk e blues. Confrontandoci con questi moduli musicali lontani abbiamo ritrovato elementi inconsci che arrivano dalla nostra terra, come il liscio, e li abbiamo rielaborati in una visione di sintesi che non vuole dare un’immagine nostalgica, da cartolina dell’Italia, ma una visione immaginaria e immaginifica, una musica ‘in dormiveglia’. I nostri riferimenti diretti sono i compositori di colonne sonore degli anni Sessanta e Settanta, cito Nino Rota per tutti. Con i nostri pezzi vogliamo sempre raccontare una storia, creare una narrazione, senza virtuosismi tecnici fine a se stessi né pretese intellettuali.” E sono proprio storie quelle che si ascoltano nell’album “Rosario”, uscito da un anno per l’etichetta londinese Decor Records e con un ottimo riscontro di critica.

Dopo il tour “agli antipodi”, si chiuderà dunque un ciclo. Quali le nuove prospettive che si apriranno per i Sacri Cuori? “Dopo due anni così intensi l’obiettivo per noi è alzare ancora il livello qualitativo. Vorremmo aumentare le presenze nei festival musicali, dove ci piace essere presenti con la nostra musica per abbattere gli steccati fra i generi. Senza dubbio vogliamo anche continuare a lavorare per il cinema e proseguire e aumentare le collaborazioni internazionali.”

Intanto arrivano gli altri componenti del gruppo, il batterista Diego Sapignoli che suona con Gramentieri dal 2005 e ora seduto al tavolo tiene sulle ginocchia il suo piccolo Damiano di quasi due anni, il bassista Francesco Giampaoli, Francesco Valtieri e Denis Valentini. Una pausa prima di andare in scena, prima di raccontare le loro storie (e un po’ di se stessi) suonando. Hanno tutti gli occhi buoni di chi vive di musica e i gesti appassionati di chi la sente nel cuore. Poche volte nome di una band fu più azzeccato quanto quello dei Sacri Cuori.

(Serena Focaccia)

(foto Eleonora Rapezzi)