lunedì 18 dicembre 2017

Personaggi

Peter Arpesella e Annie Wood: romanzo d’amore

14 ottobre 2013
Peter Arpesella e Annie Wood: romanzo d’amore

La loro storia è già una sceneggiatura bella e pronta. Quale? Quella di Peter Arpesella ed Annie Wood. Si sono conosciuti in un Tea Garden sull’Oceano. Lui, per conquistarla, ha imparato a memoria il cult da lei preferito: Harold&Moude. Di lì ad un “matrimonio per due” il passo è stato breve! Dopo un anno sono convolati romanticamente in segreto, stretti stretti in barca vela. Ed ora vivono a Los Angeles, con la loro “dog-ter”, Lucy.
Lui, appassionato velista, attore, sceneggiatore, scrittore, doppiatore (tre personaggi de “La Vita è Bella” nella versione inglese) è il rampollo di una famiglia riminese che ha legato il proprio nome ai fasti dello storico Grand Hotel e alla grande amicizia con Federico Fellini. Lei, americana, solare come poche, è attrice, sceneggiatrice, presentatrice. Dal talento fulminate. Peter torna ogni estate qui in riviera. Quest’anno, oltre al suo vissuto scoppiettante, ha portato con sé la sua opera prima: “Good like this”, acquistabile on-line, nei primi cento su Amazon fiction/medical.
Com’è nata la storia di “Good like this”?
“La storia nasce da una sceneggiatura con la quale ho vinto un premio, “The Special Jury Price at the New York International Film Festival”, che il pubblico ha apprezzato molto. Così ho deciso di ampliarne contenuto e testo, il volume è di 430 pagine. In attesa di una edizione italiana, potrete mettere alla prova il vostro inglese…”.
La trama del libro richiama alla mente “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler da cui è stato tratto “Eyes wide shut” di Kubrick, in cui i personaggi si smarriscono, combattono contro le pulsioni primordiali, le proprie debolezze, cercano di osare, e non sanno se sognano o sono svegli. Nel romanzo di Arpesella il muro dei segreti sgretola il rapporto travolgendo i protagonisti, allontanandoli intimamente. Si tratta di un lavoro molto intimista, allo stesso tempo un inno alla vita, alla gioia di vivere, nonostante i pericoli che derivano dall’apparire.
Arpesella tratta i grandi temi di sempre: eros e thanatos affrontandoli con estrema modernità, senza dimenticare un altro tema caro al mondo dell’arte che è quello della maschera, della doppiezza. Il tutto affrontato con ottimismo, donando ai suoi personaggi una chance di riscatto da sé e dal proprio vissuto, la possibilità di riprendere la vita in mano. Sempre. Un bel monito per tutti.
Quanto conta per lei la condivisione, la comunicazione all’interno di una coppia?
“Volevo indagare l’ambito famigliare in una visione di confronto esterno/interno, cioè in un intersecarsi tra dimensione domestica e sociale, per sondare il rapporto tra apparenza e verità. Perché, sia per me sia per il libro, questo aspetto è proprio il cuore della storia narrata e della mia stessa esperienza personale. Conta come l’ossigeno per le piante e i fiori. Abitavo ancora a New York ed osservando le ultime miglia della maratona mi sono messo a piangere a dirotto, i corpi degli atleti tesi, essenziali, concentrati sull’obiettivo finale, frutto di uno sforzo intenso e sano, mi hanno colpito. Anche Paul, il protagonista del libro, compirà una corsa emozionale, catartica, per vincere i propri limiti, tant’é che la tela su cui si dipana il finale è proprio la maratona”.
Quando crea preferisce la fiction o s’ispira alla realtà che la circonda, a ciò che conosce?
“Che Dio mi aiuti ad essere onesto, vero, crudo, qualsiasi sia la storia che racconto. Quando metto a nudo la mia umanità so che vado nella direzione giusta. Con la mia scrittura voglio portare gioia, intrattenimento, ispirazione”.
Ha degli autori di riferimento?
“In modo più o meno costante, fra gli altri: Virginia Wolf, Jess Walter, Aaron Sorkin (qualunque casa scriva), David E. Kelley, Andy Kaufman, Nora Ephron, Larry David, Jerzy Kosinski, Tina Fey, Kahlil Gibran. Quest’ultimo parla direttamente dall’anima, se c’è anche un po’ di cuore la storia arriva!”.
Come mai ha deciso di andare a studiare recitazione in America e non a Roma?
“Volevo ampliare i miei orizzonti, perciò la scelta è stata immediata. Ho avuto una sorta di ‘chiamata’. E l’ho seguita, se ci avessi pensato su troppo non l’avrei fatto, e così sono partito per New York, dove sono rimasto per sei anni”.
Ha una moglie molto creativa, quanto influisce questo su di lei?
“È il nostro stesso rapporto amoroso ad ispirarmi. Lei è la mia prima lettrice e il confronto che ne scaturisce è sempre diretto, senza schermature. Come d’altro canto la scrittura e lo stile di Annie sono per me fonte di grande nutrimento artistico”.
Ha lavorato in una serie Tv di grande successo “Mad Man”, com’è stato? Pare che il linguaggio nuovo in America giunga dalle serie televisive…
“Ho lavorato su quel set in maniera molto intensa, un’esperienza altamente stimolante, dove veniva posta una grandissima attenzione ad ogni dettaglio. Sì, oggi possiamo dire che da Tv e web scaturiscono i linguaggi più innovativi. Annie, per esempio, ha creato una web series, “Karma‘s a b*tch!”, 16 puntate di grande successo, con cui ha vinto un premio per la Virgin America. Permettendole di girare la seconda stagione. Su YouTube è possibile vederla. Io sono stato provinato da lei e dalla produzione e parteciperò anche a questa seconda serie: Sarò Mr. Angelo Linguini, un portavoce molto, molto speciale!”.

(Lucia Lombardi)

(Foto Riccardo Gallini)