martedì 22 ottobre 2019

Personaggi

Piero Guidi: la fabbrica degli angeli

14 marzo 2013
Piero Guidi: la fabbrica degli angeli

Arrivi a Schieti e l’azienda ti appare dietro la prima curva, completamente dipinta con le celebri creature alate. Un’altra figura in volo ti accoglie oltrepassando il cancello e, all’interno, sulla maxi tela firmata da Mimmo Paladino. Benvenuti nella “fabbrica degli angeli”, quartier generale del maestro Piero Guidi che ci riceve nel suo studio dove regna la confusione tipica del laboratorio d’artista traboccante di schizzi, bozzetti, statuine di metallo e in terracotta, disegni, fotografie che rivestono le pareti dell’ufficio dove discretamente si affacciano i collaboratori. Qui lavorano 70 persone, compresi la moglie Nadia e i figli: Gionata, 36 anni, alla guida dell’amministrazione e del marketing (“uno tosto – così lo descrive il padre – che andava in Cina anche quando dilagava la Sars”), e Giacomo, 39 anni, l’altro talento artistico della famiglia; da ottimo disegnatore cura le campagne pubblicitarie e lo stile, e dal 2011 è il nuovo direttore artistico della maison. Sono loro il futuro della Piero Guidi, marchio che negli ultimi cinque anni  in controtendenza rispetto al mercato sta registrando una crescita a due cifre. “I miei figli – osserva Guidi allungando lo sguardo lontano, oltre la parete dell’ufficio – hanno davanti una sfida magnifica. Hanno in mano una bandiera, che è stata frutto di conquiste e di battaglie. E questo comporterà loro sacrifici ma darà anche grandi soddisfazioni. Dovranno armarsi di grandissima incoscienza, forte spirito visionario, capacità di rischiare, progettando prodotti due o tre anni prima di metterli in commercio”. Proprio come ha fatto Piero, partendo dall’oscura provincia marchigiana per arrivare nelle vetrine delle strade del lusso di mezzo il mondo. “La mia storia – racconta – è iniziata a Urbino, negli anni ’70. Dopo il diploma alla Scuola del Libro mi sono appassionato alla lavorazione dei metalli: creavo fibbie di ottone alle quali aggiungevo qualche striscia di pelle per realizzare cinture e altri accessori, che poi vendevo ad alcune aziende del nord. La mia prima cliente aveva un negozio a Gatteo a Mare e me la presentò il mio amico Stefano Pivato (oggi rettore dell’Università di Urbino, ndr). Un altro incontro importante fu quello con Felice Savani, imprenditore calzaturiero di San Mauro Pascoli. Mi ha insegnato i segreti dell’antica lavorazione del cuoio a selleria, che non ho più lasciato. Sono state le persone che mi hanno permesso di fare questo meraviglioso lavoro, i miei angeli”. Poi sono arrivati gli anni ’80 con l’apertura dell’azienda di Schieti, l’affermazione internazionale delle linee Magic Circus (’86) e, soprattutto, Bold (’82), che intercetta le esigenze dei nuovi “cittadini del mondo” in costante movimento da un aereo all’altro. Ma la svolta arriva con il marchio “Angeli del nostro tempo”, che contraddistingue da vent’anni a questa parte tutta la produzione Piero Guidi. “Gli angeli sono nati dopo un viaggio in Giappone. Era appena caduto il muro di Berlino e pensavo che il mondo sarebbe diventato forse migliore. Decisi di abbandonare il vecchio logo con le mie iniziali per scegliere un segno forte di riconoscimento, qualcosa al quale tutti potessero aspirare. Dopo due anni battezzammo l’immagine delle due creature alate abbracciate l’una all’altra, un uomo e una donna, uniti nel gesto più rivoluzionario e universale che possa esistere, quello dell’amore”. Un passo ulteriore fu quello di collegarlo a persone che attraverso il loro operato avevano cambiato, o cercato di cambiare, il mondo in meglio. Così nacque la campagna pubblicitaria “Angeli del nostro tempo” con Muhammad Alì, Margherita Hack, il regista Wim Wenders e altri miti del nostro tempo. “I nostri venditori all’inizio non capivano, volevano le modelle. Ma il tempo ci ha dato ragione: in questo mondo liquido sopravvive solo ciò che ha una storia da raccontare”. Il culto del bello che si respira in queste colline così dolci, l’amore per l’arte (Piero della Francesca e Chagall, in particolare) hanno certamente aiutato il maestro Guidi. Eccolo con la matita in mano raccontare come nascono i suoi disegni: “La creatività è per me qualcosa di naturale, come la luce, l’aria, la gioia. Di solito lavoro la sera, dopo cena. Sfoglio i giornali, o guardo lo spezzone di un film, e mentre i protagonisti si amano, si odiano, si lasciano, diventano nonni nasce una piccola magia, una storia che traduco in segni. Dall’idea arrivo all’oggetto materiale, come una borsa o un capo d’abbigliamento, ma è il simbolo con i due angeli che trasforma tutto in qualcosa che ha una forte carica simbolica immateriale, positiva. Mi piace sempre ricordare che questi giocattoli che scaldano il cuore sono venduti anche negli spacci militari, arrivano prima della pace, e noi facciamo parte di questo processo meraviglioso”. Guidi passa probabilmente più tempo all’estero che in Italia: è per questo che trascorre le vacanze tra Urbino, Auditore e Sant’Angelo in Vado, andando a cena con gli amici di sempre. Ci sono Paesi da prendere a modello? “Personalmente sono felice di essere italiano e di portare sulle spalle il peso di tanti secoli di storia e di cultura. Il futuro si costruisce anche guardando al passato, però mi stupisce che da noi si faccia molta fatica ad intercettare i cambiamenti. I nostri giovani sono schiacciati in basso, gli insegnanti non spiegano loro com’è il mondo e come sarà completamente diverso fra trent’anni. Pochi sanno l’inglese, quando i grandi fatti passano attraverso questa lingua. Mentre in alcune parti del mondo stanno vivendo un nuovo Rinascimento grazie alla multimedialità in Italia preferiamo controllare tutto togliendo spazio alla creatività, senza avere la minima consapevolezza di quanto valga in termini di ricchezza. E questo mi rattrista”.

Recentemente Piero Guidi ha voluto donare all’ordine dei frati minori conventuali di San Francesco di Assisi un’interpretazione contemporanea del presepe classico realizzata dallo scultore Ermes Ottaviani, dedicata all’uomo dei nostri tempi con i suoi pregi e le sue debolezze, immerso nelle dure sfide che l’esistenza ogni giorno ci pone. “Le ali di ogni personaggio – spiega Piero Guidi – rappresentano la possibilità di elevarsi, di uscire dalle nostre miserie terrene”. Con questo dono il noto imprenditore ha voluto comunicare l’esigenza di riappropriarsi della spiritualità e del messaggio francescano cui è molto legato. Un connubio perfetto tra imprenditoria, arte e religiosità.

(Simona Spagnoli)

(Foto: Laura De Paoli)

 

Intervista pubblicata su Pesaro IN Magazine n. 03/2012

https://www.inmagazine.it/magazine/pesaro-urbino-in-magazine-032012/