venerdì 16 novembre 2018

Personaggi

Bruno Grandi – Leggenda italiana Made in Forlì

18 marzo 2013
Bruno Grandi - Leggenda italiana Made in Forlì

Nell’universo della ginnastica mondiale Bruno Grandi  è conosciuto come “la leggenda italiana”. E nella sua città, Forlì, non ci si rende spesso conto di quanto lustro “il professore” abbia dato alla sua terra e alla sua patria. Cordiale, ironico, modesto, nulla traspare della sua formidabile carriera prima come allenatore poi come dirigente. Gli innumerevoli successi e il prestigio sono il frutto di una romagnola perseveranza e di una eccezionale forza d’animo, doti intrinseche non disgiunte da una pratica e acuta intelligenza. Prima ginnasta di buon livello, poi allenatore coi fiocchi, tanto da portare la Forti & Liberi ai massimi livelli nazionali e Maurizio Montesi alle Olimpiadi di Montreal. Da dirigente, infine, mette insieme un palmares di livello planetario: per 23 anni presidente della Federazione Italiana Ginnastica, dal 1996 presidente della Federazione Internazionale Ginnastica, tra il 1998 e 1999 presidente reggente del Coni. Nel 2000 è membro  della elite mondiale dei dirigenti sportivi: il Comitato Internazionale Olimpico (Cio). Nessun dirigente del nostro territorio ha raggiunto mai questi traguardi. Eppure dialogare con lui è facile e, nello stesso tempo, emozionante.

Come Presidente della ginnastica nazionale e di quella mondiale quali sono i risultati che ricorda con più orgoglio?

“I momenti di cui vado più fiero sono due: aver cambiato radicalmente i regolamenti della ginnastica, e le modalità di qualificazione olimpica. Nel primo caso ho interrotto il sistema che praticamente delegava alla parte tecnica e ai paesi più forti un potere assoluto. Ora l’assemblea generale è un vero concerto di tutte le entità delegate e tutte hanno voce. Il secondo successo di cui sono fiero è di aver cambiato il regolamento della qualificazione olimpica. Prima il concetto di squadra nazionale non esisteva a livello di gara. Ai Giochi partecipavano in sei e se un atleta si faceva male era eliminato e la squadra inevitabilmente perdeva, anche se nelle sue file c’era il campione uscente. Ora gareggiano in cinque col punteggio di quattro ed esiste la riserva, che può sostituire a pieno titolo il collega impedito. Sono felice anche di aver istituito una Fondazione che interviene a favore degli atleti più sfortunati. Ci sono casi di atleti tetraplegici che ora possiamo aiutare attraverso una Fondazione, inizialmente osteggiata perché ritenuta un organo di dubbia utilità. Anche questa la considero una grande vittoria”.

Lei ha partecipato alle Olimpiadi in vari ruoli. Quali sono gli episodi vissuti più intensamente?

“I momenti da ricordare sarebbero molti… Il mio primo incontro con le Olimpiadi coincise con una brutta esperienza. Nel 1972, a Monaco, già si vivevano momenti di grande tensione geo-politica internazionale quando ci qualificammo. Arrivammo in una città blindata per l’attacco dei terroristi, e tutto andò storto. Un atleta s’infortunò e la squadra non funzionò. Per me fu una grande delusione. Naturalmente arrivarono anche tempi migliori. Dopo Seoul 1988 iniziammo a raccogliere medaglie e nel 1996 ad Atlanta l’oro olimpico di Jury Chechi  fu un tripudio. Il segno che il nostro lavoro aveva dato i suoi frutti, l’ultimo oro italiano era stato quello di Menichelli a Tokyo nel 1964. Oltre all’oro di Chechi e alle tante medaglie olimpiche abbiamo vinto 5 mondiali, 3 europei, e abbiamo trionfato ai  Giochi di Buffalo. L’impegno, la costanza e la passione pagano sempre. Anche la  grande tradizione della  ginnastica forlivese è fondata su queste doti. Iniziò Littorio Sampieri, poi le sorelle Cicognani, e anche nel mio periodo di allenatore Montesi, Marchetti, Fabbroni e Malignaggi hanno vinto molto”.

Un suo sogno per il futuro?

“Il sogno segreto, ma possibile, è che il Museo della ginnastica in via di completamento a Forlì diventi un polo di cultura sportiva efficiente e attivo. È stato investito molto denaro su questa struttura. La speranza è che diventi una fucina d’idee e iniziative. Se così fosse, sarei molto felice”.

 

 

(Flavio Dell’Amore)

(Foto: Giorgio Sabatini)

 

Intervista pubblicata su Premium n. 1/2012

Premium IN Magazine – 01/2012